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Ziegfeld Follies: la Broadway degli anni ’20 nei ritratti di Alfred Johnston

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La meravigliosa donna raffigurata in questa immagine potrebbe non dirvi nulla di nuovo, visto che sapremmo benissimo collocarla in un periodo storico piu o meno preciso.
Se però vi dicoZiegfeld Follies potrebbe nascere in voi una nuova curiosità.
Si tratta di una serie di spettacoli musicali che si tennero a New York, nella grande Broadway, proprio nei primi anni del ‘900, ispirati al celebre varietà dell’arcinoto locale parigino della Belle Epoque “Folies Bergères”.
Questa serie di spettacoli prende il nome dall’impresario teatrale americano che li esportò nel Nuovo Mondo, Florenz Ziegfeld, che con essi fece la sua fortuna e quella del mondo dello spettacolo, lanciando nomi di attori e attrici che di lì a poco fecero la storia non solo del teatro di rivista ma anche del cinema.

Questo scopritore di talenti e grande intenditore del gusto del pubblico fece addiritura costruire un teatro – che prese il suo nome e la sua direzione – che contava ben 1600 posti a sedere, e che gli costò, udite udite, un investimento di due milioni e mezzo di dollari.

Un nome resterà indissolubilmente legato a quello di Ziegfeld:  è quello del fotografo americano Alfred Cheney Johnston che fu assunto dall’impresario come fotografo ufficiale dei volti delle sue ragazze. Già noto nell’ambiente teatrale e cinematografico per essere il ritrattista di celebri personaggi Johnston lavorò ininterrottamente per lui, fino alla Grande Depressione del ’29, quando Ziegfeld subì un irreparabile dissesto finanziario che lo portò all’interruzione definitiva dello spettacolo.

Qui per voi sono raccolte le più belle immagini di Alfred Johnston. I ritratti immortali delle “ragazze di Ziegfeld”, le loro forme sinuose, gli abiti merlettati e le piume, le collane di perle, le mani affusolate, la loro morbida pelle bianca, i capelli raccolti in pieghe perfettissime.
Immaginate un teatro stracolmo di euforia: si sentono le risate frivole delle donne, quelle grossolane degli uomini, lo scalpitio dei tacchetti e la musica che li trasporta. E’ la storia di  un un’epoca, ma soprattutto di un teatro stracolmo, che non esiste più, ma che oggi rivive in queste immagini.


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Stefano Gizzi

A volte cerco di ricordare a quando possa risalire il primo fotogramma della mia esistenza, ma non sono mai riuscito a trovare un punto d’inizio. Perché da che ne ho memoria la fotografia ha sempre fatto parte di me.

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