Ci sono dettagli che impariamo a memoria, quasi fossero una preghiera, e a volte li ripetiamo in mente, poco a poco, come a chiederci perchè dimentichiamo tante cose, ma quelle le ricordiamo, proprio quelle lì; magari dimentichiamo la data di nascita di un amico o il nostro numero di matricola, ma quei dettagli continuiamo a ricordarli, con rassegnazione e impazienza, quasi con paura.
A me succede con gli indirizzi e con alcune date e con il tempo.
E allora non ricordo mai se c’era il sole o se pioveva o tirava vento, ma ci sono dei giorni di cui ricordo anche la forma delle nuvole e di che colore era il cielo e quante volte mi sono soffiata il naso, giorni che potrei ricostruire minuto per minuto, con una precisione quasi fastidiosa, maniacale.
Perchè è strana la memoria, cancella via anni interi come se non ci fossero stati e ci intrappola negli occhi un dettaglio qualunque, che qualunque non lo è mai, e che diventa, per sempre, parte di noi.
E non lo possiamo scegliere, come tutte le cose importanti, come tutte quelle che ci marchiano la pelle, non ce lo andiamo a cercare, ci cade addosso, aspettando solo il momento giusto per colpirci, anche se di giusto, in certe pieghe che prende la vita, non c’è proprio nulla. Crediamo davvero di essere noi a scegliere, di poter ponderare e valutare le opzioni e decidere da che parte andare, ma è solo un’illusione, una misera consolazione per convincerci che potevamo fare qualcosa quand’era il nostro momento, senza ammettere che davanti a certe cose, a certe persone, siamo completamente disarmati, semplicemente senza appigli nè assi nella manica nè carte da giocare.
Perchè l’importante è che certe cose ci siano state.
Anche se ci hanno spazzati via.
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