Dio salvi la Tv della Regina.


Negli ultimi anni abbiamo allineato il nostro gusto e modellato la nostra esperienza di telespettatori su tutto quello che veniva prodotto in America. Tra dottori, alieni e verità che erano là fuori, dottori un’ altra volta, teenagers con problematiche puberali a seguito, casalinghe immotivatamente disperate, dottori innamorati, dottori claudicanti, agenti della scientifica,  aerei che precipitano (sì ma dove?)ci siamo assuefatti, e a dire il vero ci è piaciuto.  O almeno a me è piaciuto. Però è anche vero che come accade per le amicizie, dopo aver passato troppo tempo insieme è bene separarsi per poi tornare a volersi bene. Ed è proprio per questo motivo che seppur non amando particolarmente le serie televisive inglesi ho deciso di bermi una tazza di thè, mangiarmi degli scones e guardare uno show (o meglio tre) scritto e parlato in una deliziosa, e per quanto mi riguarda, edificante lingua inglese.

La prima serie di cui vi voglio far partecipi si svolge nella Londra della metà degli anni ’50, The Hour racconta le vicende di un gruppo di redattori di un programma di informazione dal taglio innovativo dal titolo “The hour”, per l’appunto, i quali hanno la fortuna o sfortuna di poter raccontare la crisi di Suez che coinvolse Egitto ed Inghilterra, e poi gli scandali legati alla vita notturna londinese, le ingerenze dell’ IM5 nella vita politica per non parlare della questione razziale. La serie ti fa pensare che quello che vuoi fare da grande sia il giornalista, uno di quei giornalisti che stanno sul pezzo, che bevono wisky come se fosse estathé e non mangiano (non mangiano veramente mai), sempre con il taccuino in mano e la sigaretta in bocca, pronti a fare la storia. Il tutto confezionato come si pensa che solo gli americano abbiano facoltà e mezzi di fare, scritto divinamente, divinamente recitato ha fatto incetta di premi e di critiche positive, già alla seconda stagione e rinnovato per una terza, da quest’ anno trasmesso anche dalla Bbc Usa, della serie l’ “american way” alle volte ha bisogno di una manina.

In seconda battuta vi presento A Young Doctor’s Notebook, serie tratta (liberamente, molto) dal racconto omonimo dello scrittore russo Bulgakov. Particolarmente interessante per il cast che vede oltre che all’ americano Jon Hamm già apprezzato in Mad Man, anche il mago bambino con la mascella più sproporzionata della storia, un Daniel Radcliffe che cancella tutto quello che avete mai pensato di lui e racconta con estrema ironia la storia di un giovane medico inviato a dirigere un ospedale in una minuscola provincia nella campagna russa. Una buona commedia nera sperimentale, prima produzione originale del canale inglese Sky Arts.

Per rimanere in ambito comico l’ultimo consiglio, caldo consiglio, è la serie autobiografica Moone Boy, scritta e interpretata dall’ irlandese Chris O’Dowd ma prodotta dall’  inglese Sky. Una commedia basata sui ricordi d’ infanzia dell’ autore fatta di eventi di rilevanza globale come il crollo del muro di Berlino e di riti di passaggio personali sullo sfondo della piccola cittadina irlandese di Boyle dove un bambino e il suo amico immaginario vivono insieme le piccole avventure quotidiane che a dieci anni sembrano sempre una conquista.

Volete sentirvi eleganti? Volete abbandonare il cheeseburger a favore di un fragrante pasticcino? Volete avventurarvi nella fantastica terra della penuria di cure odontoiatriche? Avete voglia, per una volta, di parlare inglese e non americano? Allora annullate le vostre resistenze e fatevi aiutare. Perché alla fine la televisione della regina è una casa di cura per chi come me è stato intossicato dalle trame a scatola cinese. Gli inglesi ti vogliono bene, non obbligano lo spettatore a rimanere avvinghiato ad una storia e ai suoi personaggi per anni e anni per poi darti un finale inconcludente o sbrigativo, sono persone pratiche, dicono il necessario e poi passano oltre, preferendo farti più di un dono per Natale anziché lo stesso paio di calzini tutti gli anni.


Beatrice Lombardi

Laureanda presso il CITEM di Bologna è nata 26 anni fa dal tubo catodico. Dopo anni di amore e odio con mamma Televisione e papà Cinema ha deciso di percorrere nuove strade ed è scappata con il Web.


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