Il domino è una fede


C’è una cosa innanzi alla quale non riesco a resistere: il fascino del domino. E non parlo del noioso gioco da tavola che ha come scopo quello di giocare il maggior numero di tessere che si hanno in mano  (additatemi pure come eretico, voi che lo trovate divertente) bensì della variante che consiste nel disporre un’ ingente quantità di tessere su un piano e poi come un Dio dell’universo far cadere la prima tessera addosso alla successiva, innescando quel meccanismo meglio conosciuto come effetto domino. Vabbè, la storia la sapete tutti, non serve che sto a qui a spiegarvi nel dettagli di cosa stiamo parlando. Vero?
Il fascino del domino è qualcosa di deleterio. Non puoi spiegarlo a qualcuno che non crede nel destino, per esempio. Finirebbe col dirti “si beh, scenografico ma…cosa mi rappresenta?” (True story) oppure “Si divertente, ma che palle sistemare tutte quelle pedine. Per cosa poi? 30 secondi di spettacolo? (Sad true story).
Per uno che ha comperato 522 scatole di domino (522 era la quantità massima disponibile del negoziante) il domino non può che essere una fede. Oltre che l’ennesimo feticismo, sia chiaro. Di quelle 14000 (e oltre) pedine messe una vicino l’altra, non rimane che un video fatto anni fa con il mio Samsung d500 con il bluetooth rotto e con ovvia impossibilità di trasferire in ogni dove quella gioia incredibile durata circa due minuti.Mi pare. (Vi ho già parlato della mia memoria?)
Quando penso al Domino mi viene sempre in mente una scena di un film che sicuramente in tanti avrete visto.


Alessandro Rossi

Alessandro Rossi, fondatore di organiconcrete e pseudo studente di Ingegneria Edile-Architettura presso "La Sapienza" di Roma. Ossessionato dai buchi temporali, dall'eta adolescenziale, dal trascorrere del tempo, dai rapporti umani e dall'arte. Irrimediabilmente fesso.


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