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Utopia, il piacere inaspettato della monocromia

Utopia, il piacere inaspettato della monocromia


La stagione televisiva (quella vera e propria, che parte a settembre) sta volgendo al termine. Tra poco inizierà la prima midseason che terminerà a giugno giusto per dare il benvenuto alla seconda che farà compagnia a quei poveri coraggiosi che l’ estate la passano davanti alla tv.  E questa stagione è stata veramente buona con tutti noi. Vi ho già parlato di quanto l’Inghilterra stia lavorando a nostro favore regalandoci dei piccoli capolavori, piccoli nel senso di brevi (sei,  otto episodi al massimo). La serie televisiva che sto per raccomandarvi è proprio inglese, trasmessa su Channel 4 e prossima al finale, possiede la virtù di riuscire a fare presa anche su quelle persone che “noioleserienonleguardo”,  che settimana dopo settimana si tramutano in persone che “quandoesceilnuovoepisodio?”La virtù maggiore di Utopia forse risiede proprio qui, nell’ essere una serie che non sembra affatto una serie ma un lungometraggio e uno di quelli belli per giunta. Se siete tra quelli che le serie non le guardano (sicuramente per ottimi motivi), questo è lo show che fa per voi

Un gruppo in fuga, una coppia di sicari dai metodi particolarmente creativi, una graphic novel inquietante che svela un complotto internazionale, l’ MI5 (quello cè sempre) ma soprattutto Jessica Hyde. Il pilot di Utopia si apre così, con tanti elementi sul tavolo, ma lo fa con discrezione e con calma. Un’ inquadratura dietro l’altra ti mostra i fatti, un’ inquadratura dietro l’altra ti accompagna per i quaranta minuti che compongono la puntata. Di minuti ne sono passati solo cinque ma subito ti giri verso la persona che ti fa compagnia durante la visione ed esclami “eh!”, esprimendo un raro stupore, se riferito ad un programma televisivo , dove solitamente tutto diventa un omogeneizzato di temi, personaggi, battute, una mela cotta lasciata troppo in forno che faresti prima a berla che a mangiarla. Non dico che Utopia salverà il mondo (dell’ intrattenimento), ma di sicuro te ne dà l’ impressione.

Lo spettatore si trova piacevolmente immerso in un’ Inghilterra particolarmente assolata, in una Londra stranamente vuota, accecato (in ogni benedetta scena) da un giallo canarino che ricorre negli arredamenti degli uffici o nelle luci al neon, sballottato da una scena bucolica ad un bagno pubblico, dalla dolcezza di un bambino lasciato a sè stesso alla violenza dell’ omicidio e della tortura. La serie è fatta di silenzi e di urla, di codardia e di scelte coraggiose, di solitudine e di soffocanti presenze, è tutto quello che chiedi ad un serial pseudocomplottistico con qualche ingrediente extra che non avevi ordinato, come l’ ottimo cast emerso da un vivaio di attori che in Italia pur essendoci non viene sfruttato a dovere.

Utopia è veramente una meravigliosa sorpresa, un tartufo profumatissimo da cercare con le mani nella terra, da gustare in una ricetta semplice, da far assaggiare a chiunque non ha avuto il “naso” abbastanza fine da buttarsi in un mare giallo e da confrontarsi con qualcosa che non aveva mai provato prima.


Beatrice Lombardi

Laureanda presso il CITEM di Bologna è nata 26 anni fa dal tubo catodico. Dopo anni di amore e odio con mamma Televisione e papà Cinema ha deciso di percorrere nuove strade ed è scappata con il Web.

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