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La surreale ‘mise en scène’ di Christi...

La surreale ‘mise en scène’ di Christian Tagliavini


Durante la mia (sempre più) esasperante ricerca di artisti interessanti da proporvi sono solito attraversare importanti momenti di crisi, causati dalla monotona estetica che assumono le fotografie, dette d’arte contemporanea.

Poi un giorno, quando l’esasperazione sembrava giunta al limite, mi sono imbattuto per caso in un nome: Christian Tagliavini. Ed ecco che tutto sembrava meno banale, le forme che mi si presentavano davanti avevano un senso nuovo e i colori erano quelli giusti.
Chi ci segue da un po’ si sarà accorto che le proposte che scegliamo per voi rappresentano una certa diversità di stile, perciò in linea con questa tendenza oggi voglio arricchire la nostra raccolta con
un lavoro originale e che fa la differenza.

Christian Tagliavini nasce nel 1971, cresce e studia tra la Svizzera e l’Italia e da qualche anno la sua fama è internazionale grazie ai suoi ultimi progetti dedicati alla ritrattistica.
Il primo entusiasmante progetto di questo genere prende forma, nel vero senso della parola, nella serie “Dame di Cartone” in cui Christian realizza da sé gli abiti cartonati delle sue modelle. Basta uno sguardo veloce  per accorgersi che si tratta di un lavoro minuzioso e perfettamente realizzato.
Anche se Christian non ama definirsi fotografo, posso dire che riveste questo ruolo con singolare maestria.
Il ruolo di questo artista è infatti poliedrico; è stato definito “artigiano della fotografia” perché  ciò che lo affascina di essa è il suo essere il mezzo per fissare e mostrare quel lungo e accurato processo di lavoro manuale che precede il semplice scatto. Non si tratta di minimizzare il ruolo del “click”, anzi, esso è il fiore all’occhiello di un’opera che può realizzarsi solo nell’apice della creatività fotografica.

Si tratta di un’interpretazione attenta e fresca. Una mise en scène  con una vena di surrealismo straniante che trasporta l’osservatore in uno spazio non tangibile, una sorta di limbo che ci lascia sospesi tra il calore di un universo familiare e la fredda realtà della messinscena.
Un approccio nuovo, autentico.

Vi lascio gustare altri due suoi  lavori: prima “1503” che l’ha consacrato alla fama, e poi “Carte“, il suo ultimo progetto, che può essere considerato il sunto di un esperimento, una presa di consapevolezza ancor maggiore che sfocia in un cromatismo ancora nuovo.
Buona visione.

Serie ‘1503’, 2010

 Serie ‘Carte’, 2012


Stefano Gizzi

A volte cerco di ricordare a quando possa risalire il primo fotogramma della mia esistenza, ma non sono mai riuscito a trovare un punto d’inizio. Perché da che ne ho memoria la fotografia ha sempre fatto parte di me.


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