READING

Puzzle, dalla rete alla rete (televisiva)

Puzzle, dalla rete alla rete (televisiva)



Metti caso una stanza senza finestre, metti caso delle catene attaccate alle pareti e a quelle catene legate delle persone. Metti caso che queste persone non si ricordano come siano finite in questa stanza senza finestre. Metti caso che la lampada al neon che pende dal soffitto illumini il volto di un uomo, occhi azzurri, nessuna identità certa: è coperto da un passamontagna. Metti caso una serie che circola sul web, circondata da tante domande e da tanti misteri. Metti caso che quella serie è stata creata per te, per il tuo divertimento, che ti è stata donata senza chiedere nulla in cambio, che tu possa vederla senza dover pagare un abbonamento a qualche canale satellitare e senza rubarla a nessuno. A dispetto della stanza senza finestre, del buio, dei passamontagna, quello che stai facendo lo puoi fare alla luce del sole. La serie si chiama “Puzzle”, ed è italiana, pensata come lungometraggio e poi divisa in episodi, è stata girata da un ragazzo  con la passione per il cinema e che ha deciso di fare del cinema  il proprio mestiere nonostante quanto questa decisione potesse essere difficile. Puzzle è un miracolo, definibile tale in quanto autoprodotto, emerso come Venere dalle acque, all’ improvviso, basato esclusivamente sulla creatività, privo di ogni forzatura da parte di sponsor, una autentica trasposizione di un’ idea effettuata senza filtri.

La scelta di affidarsi al web può nascere da varie motivazioni tra cui quelle legate alla distribuzione e alla buona risposta del pubblico ai prodotti seriali sulla rete, ma Luca Solina, ideatore, sceneggiatore e regista della serie, aggiunge un’altra motivazione legata ad una maggiore libertà con la quale proporre contenuti e immagini:

“Come spero avrete modo di scoprire dalle puntate successive, Puzzle affronta dei temi molto delicati e la decima puntata, vera chicca della serie, solleva questioni etiche e morali molto difficili da digerire per la maggior parte del pubblico. Su Internet, al contrario, sono libero di trattare qualsiasi tema.
Questo non significa che io non mi sia autoimposto una forte autocensura. In particolare nella seconda metà della stagione, dalla sesta puntata in poi, il tasso di violenza della serie si alza improvvisamente (nell’ottava puntata, forse, la scena più cruda) e se non mi fossi posto dei paletti la visione avrebbe potuto essere insostenibile e forse si sarebbe rischiato di scadere nel grottesco e di distrarre lo spettatore dalla complessa trama che si dipanerà già dalla terza puntata in poi; stesso discorso per le scene erotiche, concentrate soprattutto nella quarta e nella settima puntata: molto diverse dalla mia idea originale, molto più soft. Internet è libero, è vero, ma non bisogna esagerare”.

Luca è uno di quei ragazzi che come me nutre una malsana passione verso i prodotti seriali, oltre che per il cinema, vedere un fan che crea materialmente un prodotto al quale appassionarsi mi scalda il cuore e mi spinge a domandarmi quali siano le sue fonti di ispirazione. Da bravo lostiano DOP i riferimenti elencati sono numerosi:

“la visione di Lost è stata determinante per me sotto ogni punto di vista, in particolare per la scrittura e per il modo di raccontare una storia. Di Lost troviamo la costruzione delle scene, ma anche temi,la resa dei personaggi, perfino tecniche cinematografiche (il passaggio fra presente e flashback sottolineato dall’audio e dalla fotografia); ci sono anche altri rimandi più letterari che hanno influito nella creazione di Puzzle, come ad esempio Il Conte di Montecristo, 1984 di George Orwell e altri che non posso ancora svelarvi ma che spero noterete; nel montaggio ci saranno alcune sequenze rapide alla Tony Scott e lunghi dialoghi in piano sequenza ispirati a Tarantino al quale ho “rubato” anche il concetto di protagonista femminile come donna indipendente.
Alcuni rimandi, invece, sono involontari, come l’accostamento alla saga di Saw L’Enigmista, di cui (forse scandalosamente) non ho mai visto nemmeno un singolo episodio.
C’è molto in Puzzle di quello che ho visto e che mi ha influenzato, per cui posso dire che dentro Puzzle ci sono io e spero che questo contribuisca a dare alla serie quel pizzico di verità che in teoria ogni autore dovrebbe voler trasmettere.”

Io penso che l’errore più grave che un autore possa compiere sia quello di considerare il proprio pubblico stupido o non in grado di capire: perché fornire già tutte le risposte, tutte le chiavi, tutte le parole d’ordine? Il divertimento maggiore per il pubblico è quello di formulare da sé risposte, ragionamenti, pensieri. Quando finisce la puntata, se tutto è chiaro e spiegato, di cosa parla il pubblico? Come fa a sentirsi coinvolto?
Il mio desiderio è che i miei spettatori prima di dormire o mentre guidano o mentre vanno al lavoro, ripensino a quanto hanno visto, elaborino le proprie teorie, si sentano parte di un mondo che li ha circondati. Devono aver voglia di proseguire, non devono farlo per abitudine o solo per il dispiacere di lasciare una cosa a metà.
Quindi, per riprendere la citazione che hai fatto nella domanda, non vi odio: tutt’altro! Semplicemente, questo è il mio modo di intendere il significato profondo di entertainment



Questo articolo è nato dopo una lunga gestazione durante la quale le cose si sono evolute. Il 7 marzo la serie è  approdata sul canale televisivo La3 (tutti i giovedì alle ore 23.00), seguendo la tendenza che ha reso catodicamente accessibile anche un’altra fortunata serie nata sul web, Freaks. Questa notizia ha aperto un dialogo sul rapporto tra web e televisione, un rapporto complesso e impacciato, come un appuntamento tra tredicenni dove non sai bene cosa fare e come farlo. Quello che mi incuriosisce è soprattutto il motivo per cui chi ha iniziato coraggiosamente sul web torna inesorabilmente al buon vecchio televisore. Nonostante la possibilità di utilizzare altri canali è sempre mamma tv che vince? Pur essendo una fervida sostenitrice della rete come piattaforma di lancio di progetti che altrimenti non avrebbero mai visto la luce, mi sento di condividere la scelta del regista che può così incontrare un pubblico più vasto di quello del web che, nell’ immensa offerta di contenuti disponibili, fortuitamente scopre prodotti interessanti ma che altrettanto fortuitamente potrebbe perderseli.
Se proprio si vuole si potrebbe parlare di Puzzle come di una moderna e convergente Cenerentola. Ma forse questo sarebbe riduttivo, in quanto comporterebbe il fatto che la televisione vestisse i panni del principe azzurro che salva la povera fanciulla. Questo non lo accetto. La serie si è salvata da sola, forse è proprio la televisione che stanca di spazzare e di rammendare i vestiti delle sorellastre chiede aiuto a chi ha avuto il coraggio di farsi strada da solo. Nella speranza che Puzzle salga sul cavallo bianco e salvi il palinsesto, potete seguire le prime puntate della serie in tv o immergervi negli episodi fino ad ora pubblicati sul sito http://www.puzzletheseries.com e farvi un’ idea su come, rimboccandosi le maniche, si possano fare cose straordinarie.


Beatrice Lombardi

Laureanda presso il CITEM di Bologna è nata 26 anni fa dal tubo catodico. Dopo anni di amore e odio con mamma Televisione e papà Cinema ha deciso di percorrere nuove strade ed è scappata con il Web.


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *