Domenica in strada: Mattia Lullini


Ho fatto quattro chiacchiere con un grande artista italiano, uno di quelli con la a maiuscola, uno di quelli che crea delle opere fantastiche per davvero, un bizzarro zoologo nato nel 1985 a Bologna ma che per il momento ha scelto di vivere all’estero. Miei piccoli nerd ecco a voi Mattia Lullini. Buona lettura!

Sei uno degli artisti più giovani della street art made in italy ma vivi a Copenhagen. Perché?
Perché l’Italia di questo momento è purtroppo un paese a mio avviso sempre più invivibile. La crisi, la situazione politica e più di tutto la mentalità con cui la maggior parte degli italiani (non) sta affrontando questa situazione mi hanno convinto fosse una buona idea spostarmi.
La Danimarca, al contempo, ha pure i suoi difetti (climatici e non), ma è un paese in questo momento poco comparabile alla nostra penisola: la curiosità, la mentalità e il fermento che si respira quissù sono incredibili. Per di più Copenhagen è una città stupenda e incredibilmente vivibile e credo sia valsa la pena di aver sposato vita, casa e studio quassù.

Posso definirti uno street artist con la passione per la zoologia o uno zoologo con la passione per la street art?
Mi piacerebbe poter essere un buon esploratore e zoologo di quel mondo strano e intricato in cui la realtà si rappresenta nella mia testa. Poter trasmettere in buone immagini le creature che lo popolano e poter trasmettere in buone parabole il messaggio che le accompagna.
Questo è ciò che ho sempre cercato di fare e solo in seguito sono arrivati i muri che sono diventati velocemente il medium che preferisco, ma restano un medium più che un messaggio o un obbiettivo per me e così direi certamente la seconda definizione. Un bizzarro zoologo con una certa e profonda passione per l’arte murale!

Parliamo di sogni: con chi ti piacerebbe creare un pezzo?
Nei sogni vorrei collaborare con la scrittura di Ben Okri, con la musica di troppi musicisti per farne una lista e con l’arte di Keith Haring e Chris Johanson (tra gli ancor più numerosi artisti).
Ma in realtà ogni persona che ha e ha avuto il cuore di condividere con me una creazione ha realizzato un piccolo sogno, collaborare è qualcosa di più speciale di ciò che può sembrare secondo me.
Parlando di sogni sul serio, allora di sicuro con Keith Haring. Pochi artisti a livello umano e di stile e attiudine mi hanno mai affascinato di più.

Come è il rapporto con le persone che per strada si fermano magari a vedere o a chiederti qualcosa su cosa stai facendo sul muro?
E’ qualcosa che adoro! Una delle cose più speciali di dipingere muri e dal vivo in generale è confrontarsi con le persone. Tra l’altro credo sia un incredibile test per la solidità del mio lavoro e del suo contenuto e al contempo un interessantissimo – a mio avviso – punto di vista sulle culture dei diversi paesi in cui mi è capitato di dipingere. Le domande che vengono poste sono differenti in ogni cultura e dicono così tanto dei principi e delle preoccupazioni che differentemente le caratterizzano secondo me.
Smettere di lavorare per parlare con qualcuno, che sia un gruppo di bambini, un artista o un vecchio signore, è sempre (o quasi ah ah ah!) un piacere per me.

Tra tutti i posti del mondo in cui hai lavorato quale è stata l’esperienza più significativa?
Bologna, nel 2010 quando ho dipinto il mio primo muro con questo stile. Scoprire questo medium stupendo, scoprirmi a ridere dipingendo da solo, scoprire che mi era possibile portare le mie immagini su muro e al contempo tremare all’idea di mostrarle agli amici incredibili che tanto mi hanno insegnato e trasmesso durante l’anno prima di trasferirmi. Poi certamente i viaggi che ho fatto per dipingere sono stati tutti in modi diversi esperienze più che significative, spesso dure, sempre molto istruttive. In particolare il Brasile e l’India: le persone, le situazioni e le esperienze che ho vissuto in questi posti credo mi abbiano insegnato tantissimo e riguardo a cose molto diverse. Ringrazio tuttora e tanto 2501 e Raw Tella per queste due possibilità stupende!

A cosa stai lavorando ora?
A completare l’impaginazione e la traduzione del mio primo libro. E’ un libro illustrato per bambini e adulti, una piccola fiaba che ho scritto e illustrato in più di un anno di lavoro e che a un mese dalla sua pubblicazione – qualche mese fa – è stato cancellato dalla piccola casa editrice italiana che mi aveva messo al lavoro e solo perché non avevano più i fondi! Quindi principalmente sono al lavoro per trovare chi voglia aiutarmi a rendere reale questo lavoro così prezioso per me.
Dopodiché ci sono altri progetti in ballo che mi entusiasmano solo all’idea, ma la mia regola è che niente che non sia fissato valga come argomento di conversazione quindi bisognerà che aspetti ancora per degli annunci ufficiali anche se ora avrei tutto qui sulla punta della mia lingua. Ma credo che presto ne potrò annunciare alcune di queste novità, controllate il mio sito e speriamo!

Tornerai a vivere in Italia?
Non lo so, è il pease da cui provengo e in cui vivono alcune tra le persone a me più care quindi ci sarà sempre la possiblità. Al contempo finché sarà così credo continuerà a non sembrami affatto una buona idea, chi lo sa!

Foto di Garu Light


Zelda

Mi chiamano Zelda, come la principessa dei Nintendo, come Zelda Sayre Fitzgerald, come Beautiful Zelda della Bonzo Dog Doo-Dah Band. Sono alta quanto una mela della Val di Non, sono impertinente come i miei capelli e mi nutro di street art, quella roba di cui vi parlo la domenica quando avete il cervello quadrato e parlate di rigori e schedine. Non potrete fare a meno di me.


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