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Tuesday poison: Junko Mizuno e lo stile kawaii

Tuesday poison: Junko Mizuno e lo stile kawaii


Sapete voi che quei personaggi buffi e piccoli dei videogiochi con cui trascorrevamo i pomeriggi piovosi negli anni 80 si chiamano kawaii? Forse qualcuno, sicuramente qualche intenditore che è cresciuto con questa passione.
Per tutti gli altri meno avvezzi partiamo dal concetto: kawaii. È una parola giapponese che tradotta in italiano significa carino.
Fin qui ci siamo ma non è abbastanza. Kawaii è un termine usato per descrivere uno stile che ha letteralmente sbancato nel mondo dei manga e dei videogiochi, personaggi femminili e maschili un po’ bambineschi che profumano di innocenza e indossano abiti minuziosi, magari colorati di azzurro o di rosa, colori pastello che mettono allegria e sono graziosi allo stesso tempo. Questa moda esplosa in Giappone fa subito il giro del mondo e arriva nelle gallerie più famose del continente a soddisfare i palati fini degli amanti di questo genere con una vasta produzione di illustrazioni davvero fantastici.

Proprio come quelle di Junko Mizuno, l’artista di questo martedì, una fumettista che ha esposto anche in Italia alla Triennale di Milano nel 2006 e ha partecipato ad alcune collettive della galleria Mondo Bizzarro di Roma.
Classe 1973, Junko Mizuno vive a Tokio dove realizza non solo illustrazioni ma anche T-shirt, giocattoli e persino preservativi, tutti rigorosamente in stile kawaii, tanto da essere considerata una delle più importanti mangaka del Giappone.
Dal 1995 questa artista giapponese continua a sfornare personaggi particolarmente grotteschi rivisitando le fiabe più famose, come Ceneretola, la Sirenetta e Hansel&Gretel, in chiave pop e horror.
Il suo surrealismo è delicato, minuzioso come i protagonisti del suo mondo, a tratti divertente, ma soprattutto molto sensuale, di quella sensualità che attrae e non smette di nutrirsi dei colori e della vivace ingenuità di quegli occhi grandi che trapassano lo sguardo.


Eva Di Tullio

Io sono Eva e con Tuesday Poison ogni martedì, vi racconterò la storia dell’arte pop surrealista e lowbrow: accomodatevi pure!

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