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Siamo stati ad Arcidosso per il Festival Alterazioni 2013


L’arte è una cosa meravigliosa (tanto per parafrasare un film del 1955).
Si insinua con riguardo, tarla i meccanismi, corrompe dall’interno e si fa portatrice di un verbo che ha la lingua del mondo.
E te ne accorgi quando ormai è troppo tardi, quando ha contaminato e alterato tutto ciò che hai intorno lasciandoti solo la possibilità di farti assorbire e coinvolgere.
Il Castello Aldobrandesco svetta illuminato di rosso, in mezzo a una multitudine di lucine gialle ed è il simbolo di una rivoluzione che porta il nome di Alterazioni Festival .

Arcidosso è un incanto, una bomboniera che si veste a festa per Alterazioni 2013, organizzato dai ragazzi di ArtQ e che in un modo o nell’altro finisce per coinvolgere tutte le tremila anime del paese.
Io, Marta Latini e “l’intrusa” Eva Di Tullio (Inviata speciale per conto di un altro magazine) non ci abbiamo pensato troppo. L’indispensabile in valigia e poi di corsa verso i meravigliosi paesaggi toscani.
Senza voler sottovalutare le capacità attrattive di Arcidosso, posso dire con una certa fermezza, che se un festival di questa portata è arrivato (con successo) alla quarta edizione, beh non c’è più neanche un solo motivo per continuare a pensare allo stereotipo Grande festival = Grande città.
Stereotipo classico e comune di chi vive in un paese di tremila abitanti, ma anche di chi vive in città popolate da due milioni di persone e pensa che le cose in grande si possano fare solo con amministrazioni e cittadini all’altezza.
In realtà rimboccarsi le maniche e credere fermamente in qualcosa sono gli unici ingredienti che da soli possono garantire il successo di un qualsiasi evento. E questo noi lo sapevamo già, ma ad Arcidosso abbiamo acquisito ancora più consapevolezza.
Il nostro percorso comincia proprio dentro il castello. Da ottimi ritardatari quale siamo (sono) ci perdiamo la premiazione delle 17:30 con conseguente proclamazione del vincitore.
Ma è la scusa perfetta, per conoscere di persona Paolo Scarfone, (incredulo) vincitore dei 1000€ (premio per il vincitore under 35)  con il quale ci siamo fatti una bella chiacchierata sul famigerato (incomprensibile) mondo dell’arte.
Il castello è un incredibile labirinto di cunicoli stretti, stanze, passaggi segreti, video installazioni che ritrattano il tema dei quattro elementi e ospitano le opere dei 22 artisti selezionati. C’è odore di medioevo, quell’odore buono che invece di scontrarsi, si fonde con la modernità di ciò che viene ospitato, offrendo ai visitatori un connubio che ha tutte le carte in regola per aspirare all’eccellenza.

Poi arriva la sera, il castello si tinge di rosso, ed ecco che Piazza Cavallotti è un tutto un brulicare di persone affaccendate.
Comincia la Line Up; SQL fa da apripista con il suo dj set. Noi nel frattempo ci incolliamo allo stand gastronomico per Alterazioni da Gustare e ingurgitiamo voracemente una delle tante prelibatezze preparate ad hoc per il festival.
Nel frattempo l’atmosfera si scalda, sul palco è il turno del duo A Dark Dress che con incredibile maestria hanno offerto suoni campionati uniti al suono puro ed analogico della tromba.
Poi le luci si spengono, il buio si impossessa del palco. Due uomini incappucciati in toto fanno il loro ingresso. Sul telo dietro di loro parte la proiezione di Qualcosa di Alice, capolavoro surrealista del regista cecoslovacco Jan Svankmajer, rivisitato in chiave lowbrow che si sposa in maniera tanto chimerica quanto straordinaria con la musica suonata live dal misterioso duo che opera sul palco.
La piazza si arresta, dopo qualche minuto sono tutti rapiti dai suoni e dalle immagini del film, lanciano domande e appelli nel loro vociare interessato, “ma chi sono questi?” o “qualcuno sa come si chiama questo gruppo?”.
Prediamo il programma e lo scopriamo.
I Muvic dopo 50 minuti di letterale rapimento, ringraziano e si beccano l’applauso.  (Il giorno dopo riusciamo ad incontrarli e ci promettono un’intervista per quando torneremo dalle vacanze, perciò stay tuned).
I live continuano con i Zirkus der zeit e i Cani Giganti a chiudere la serata.
#Tantabellarobatuttainsieme. Credetemi.

Il giorno dopo ce ne andiamo a zonzo verso la zona dello stadio per gustarci dal vivo gli interventi di Street Art di Borondo , Romeo e Sbagliato (gustatevi le foto) per completare un quadro che ci era già chiaro dal momento in cui siamo arrivati.

Insomma si, potremmo stare qui ore ed ore a decantarvi e a raccontarvi quanto Alterazioni possa essere stato bello e indimenticabile. Possiamo raccontarvi di come sorprende scoprire che l’arte contemporanea possa raggiungere con successo anche un paese di 3000 abitanti, possiamo raccontarvi di come siamo stati bene da Carlo, (il titolare della Locanda del prete), possiamo raccontarvi di che persone squisite siano Michele Guidarini, Filippo Raffi e l’intero team che ha reso possibile tutto questo.
Ma cari lettori annoiati (probabilmente già sotto l’ombrellone con il vostro smartfon) se c’è una cosa VERA che noi di Organiconcrete possiamo fare per voi è consigliarvi di venire con noi ad Arcidosso il prossimo anno.
Perchè Alterazioni, lo dico con sincerità, è una sorpresa di quelle che fanno bene al cuore, agli occhi e alla mente; un intreccio di team e persone volenterose che hanno a cuore l’Italia e l’Arte vera.


Alessandro Rossi

Alessandro Rossi, fondatore di organiconcrete e pseudo studente di Ingegneria Edile-Architettura presso "La Sapienza" di Roma. Ossessionato dai buchi temporali, dall'eta adolescenziale, dal trascorrere del tempo, dai rapporti umani e dall'arte. Irrimediabilmente fesso.


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