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A Sorsi di Birra: Postumi di Birre Sotto l’Albero 2013


Avrei tanto voluto fare una lista dei buoni propositi per il nuovo anno. Sapete, una di quelle cose che nella “normalità” immagino si faccia solo in punto di morte, o al limite alla fine di un “amore” o cose del genere, abitudine discretamente frequente per qualche disagiato che sente invece costantemente “qualcosa da aggiustare” in questo circo esistenziale. Vi giuro che ad appuntarla ci ho provato, ma dato che la top 3 citava inesorabile “bere meno” ho deciso di desistere.

Già, è stato un weekend impegnativo anche questo. Nel pieno della confusione nata dall’arrivo di CLOROFILLA è giunto in punta di piedi uno degli eventi più attesi dell’anno per ogni Beer Hunter che si rispetti: Birre Sotto L’Albero 2013.

Delle Birre di Natale avevo già dato qualche spunto lo scorso anno e non mi dilungherò oltre. Come avrete imparato ogni occasione è buona per una birra o un folkloristico evento a tema. E vi dicevo che Birre Sotto L’Albero è uno degli eventi più attesi dell’anno non solo per l’eccellente selezione da degustare, quanto per l’ambiente e l’atmosfera di fraternità e condivisione spassionata che si ripete solamente in pochi altre occasioni.

Con una formula già testata negli ultimi anni anche questa edizione eleggeva Via Benedetta in Trastevere – Ma che Siete Venuti a Fa e Bir & Food – come epicentro di chiacchiere, cori e bevute (sabato 14 e domenica 15 dicembre).
A “sostegno” l’Open Baladin offriva poi una notevolissima serie di bevute e il Barley Wine – locale emergente della scena birraia romana con già ottima reputazione – dava inizio alle danze con l’anteprima del venerdì stracolma di bella gente. Qui ho bevuto poco ma bene, che magari capitasse più spesso: a pompa una FANTASTICA Old Ale di Moor, la Old Freddy Walker (7,5 %) – cioccolatosa e setosa all’infinito, incredibilmente morbida e bevibile – e, alla spina, la Kernel – Double Citra (9,8%) – Double Ipa di soli malti chiari, frutti tropicali al naso da schianto e bilanciamento impeccabile tra corpo, alcol e amaro. Poi la serata è finita in estemporaneità e rigatoni all’amatriciana con habanero sauce ma questo è un altro discorso.

Il Sabato è stato invece da stordimento, dentro e fuori tra Ma che Siete Venuti a Fa e Bir & Food.
Facendo una considerevole fatica ad associare birre, nomi, cose, città, animali, quelle che mi hanno particolarmente colpito sono: SirenBroken Dream Barrel Aged (7,5%) – Imperial Stout avvolgente, dalle sfumature eleganti date dall’invecchiamento in botte e al contempo una bevibilità imbarazzante per il genere. Stavio – Birrozzo (5%), birra sui generis caratterizzata dalla spiccata acidità data dalla fermentazione “selvaggia”, dal carattere intenso e il gusto comunque armonico ed equilibrato. Scarampola – Super 8 (8%), versione “double” della nota blanche della casa, aromatizzata con pregiato chinotto di Savona, bergamotto e pepe del Madagascar in aggiunta al consueto coriandolo e buccia d’arancia amara, ottima bevuta, complessa, elegante e di facile beva, caratterizzata dalla speziatura, del pepe soprattutto.

Un confronto molto carino l’ho provato tra la Verguenza Xmas di Menaresta e la Scarliga del Birrificio Rurale, Double Ipa entrambe sugli 8 gradi e malti prevalentemente chiari ma con direzioni differenti di impiego dei luppoli. La prima non si discute, incredibile al naso e in bocca si sente tutta la caratterizzazione di Luppoli Americani e Neozelandesi; la seconda invece ha fatto leva sull’utilizzo esclusivo di luppoli europei, dal carattere notoriamente più “tradizionale” e meno estremo, dando tuttavia vita ad un prodotto eccellente, di caratteristica eleganza e aromi di primo livello tendenti più allo speziato ed erbaceo ma comunque fortemente fruttati, a testimoniare che un’altra via alle “Ipa alla moda” è altamente percorribile.

La domenica è stata più rilassata per cause di forza maggiore, in modalità unitask verme/hangover.
Un esperimento interessante è stata la Orange Poison del Birrificio Pontino (7%), una birra alla zucca ben dosata, dalle sfumature alcoliche probabilmente un po’ troppo pungenti ma ben riuscita nonostante il genere non proprio immediato. Degna chiusura è stata l’ Ultima Luna del Birrificio del Ducato (13%), talmente strutturata da poter ben sostituire un buon passito o una malvasia, ma probabilmente un po’ “troppa” per essere bevuta in un Baloon pieno fino all’orlo.

Rimpianti: non essere riuscito a passare all’ Open ed essermi reso conto ora di non aver bevuto molto “di Natale”.

Appunti per il nuovo anno: Bere meno.


Umberto Calabria

Umberto (JJ) Calabria - Jungle Juice Brewing, autistico della birra e ancora "homebrewer" della domenica. "Liutaio" del sabato pomeriggio se ci scappa. Laureato e lavoratore per errore il resto della settimana. Curioso come una scimmia, sempre.


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