Ryohei Hase


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Alle volte, il compito di raccontare l’arte (ammesso che abbia un senso farlo) finisce con lo scadere in un ridicolo tentativo di interpretazione personale che si discosta in maniera esagerata da quella che è la visione dell’artista.
L’annosa questione dei punti di vista, lascia spazio a divertenti nonsense che il lettore sprovveduto tende a dare per buoni.
Succede, quando in rete circolano poche informazioni sull’artista o (quando si è stupidi?) quando la capacità di inventare supera di gran lunga le aspettative dell’artista.
Gli artisti giapponesi, (e più in generale quelli asiatici) mi sembrano esageratamente inclini a non rilasciare interviste, ma neanche informazioni sulla loro vita (professionale) e sui loro lavori.
Tokyo su tutti, sembra sfornare cervelloni devastati da una città che con i suoi ritmi annienta i bisogni relazionali con le persone, sfociando di contro, in capolavori artistici di notevole entità emozionale.

Se qualche tempo fa, vi avevamo raccontato del misterioso artista giapponese XHXIX, oggi torniamo proprio a Tokyo per parlarvi di Ryohei Hase, illustratore e digital painter che prima di diventare un freelance ha lavorato per la Bandai Namco, nota casa di videogames.
I suoi lavori si basano sull’iperrealismo tecnico e sfociano in un surrealismo mentale, fatto di corpi con teste animali che si intrecciano, si calpestano e strattonano, dando vita ai pensieri e alle emozioni oscure dell’artista.
Nell’opera Go Forward and Forward, Ryohei Hase attraverso una delle pochissime interviste (in realtà l’unica che sono riuscito a trovare in rete) dichiara di aver avuto l’ispirazione pensando alla gente di Tokyo che cammina velocemente senza guardarsi indietro, inghiottita dall’andatura forsennata della metropoli capitale del Giappone.
I colori sono l’elemento cardine intorno al quale l’artista genera un contrasto emozionale, fatto di atmosfere cupe e oscure, a volte persino eteree, smorzate da dettagli con colori più accesi come lo smalto verde della donna coniglio, la cresta rossa dei galli, o il sangue viola degli animali.
L’ultima parte della produzione dell’artista, si sposta verso un uso ancor più massiccio dei colori, che non riguardano più solo i dettagli, ma creano un’aurea multicolor che avvolge i personaggi rendendoli estremamente misteriosi e criptici, ibridi uomo-animale in cui è difficile prevedere quale delle due parti prevarrà.

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Alessandro Rossi

Alessandro Rossi, fondatore di organiconcrete e pseudo studente di Ingegneria Edile-Architettura presso "La Sapienza" di Roma. Ossessionato dai buchi temporali, dall'eta adolescenziale, dal trascorrere del tempo, dai rapporti umani e dall'arte. Irrimediabilmente fesso.

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