Horrorstör


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L’incubo peggiore di mio padre, (ma dopo in-attendibili sondaggi, ho scoperto che non è solo il suo) è la prospettiva di un sabato pomeriggio all’Ikea a guardare piani cottura dai nomi impronunciabili, tavolini in cartone truciolato a 4,99 euro e armadi componibili a prezzi così allettanti, che non esci vivo se non hai comprato una cabina armadio da mettere nel tuo appartamento di 35m^2. Per mio padre, l’unica consolazione, rimangono i settori dedicati ai letti e ai divani, nei quali rinsavisce come se gli avessero iniettato una dose tripla di caffeina e comincia meticolosamente a testarne la comodità. Per fare un servizio al cittadino, dice lui. E scegliere quello giusto quando tra vent’anni deciderà di sostituire il letto della sua camera.

Il sabato all’Ikea, da tranquilla passeggiata in un centro commerciale, si trasforma in un vorticoso giro turistico allo zoo in cui tutti gli stereotipi dell’italiano medio si concentrano come api in un favo stracolmo di miele, dando vita a sketch imbarazzanti e paradossali. Come le conversazioni delle veraci coppie romane intente a inserire tra un amò (di amore) e l’altro, improbabili nomi di prodotti mal pronunciati. O come quelli della famiglia napoletana in gita a Roma che approfitta dei Lack in esposizione per tirar fuori dal termos l’intero frigorifero portato da casa e fare la pausa pranzo. E spesso, spinti dal loro ineguagliabile altruismo, invitano persino i passanti per un caffè.

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Questa ricchezza di spunti narrativi proveniente dalla più famosa azienda svedese, insieme allo stereotipo troppo abusato delle storie horror in case vecchie e abbandonate, è stato il quid per lo scrittore newyorkese Grady Hendrix per la realizzazione di Horrorstör.
In un  superstore di mobili moderni a Cleveland in Ohio, ogni mattina, i dipendenti trovano tavoli rotti, piatti e bicchieri frantumati, armadi e librerie barbaramente fracassati e per svelare il mistero fanno turni di nove ore e passano la notte a pattugliare l’intero ambiente, tra rumori sinistri, ombre inaspettate e paure che sfidano l’immaginazione.
Ma se la trama è apparentemente comune a molte storie horror, a contraddistinguere il volume Horrorstör è proprio il design editoriale, che riprende esternamente, ma anche internamente i tratti dell’ormai inconfondibile catalogo Ikea con tanto di mappa per identificare tutti i luoghi citati nel romanzo, sconti per gli  acquisti e foto di prodotti.
La copertina è stata affidata alla bravissima Christine Ferrara e qui puoi spulciarti qualcosa sul processo realizzativo.
Il libro invece puoi preordinarlo (e guardare un’anteprima) su amazon, visto che l’uscita è prevista per il 23 settembre.

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Alessandro Rossi

Alessandro Rossi, fondatore di organiconcrete e pseudo studente di Ingegneria Edile-Architettura presso "La Sapienza" di Roma. Ossessionato dai buchi temporali, dall'eta adolescenziale, dal trascorrere del tempo, dai rapporti umani e dall'arte. Irrimediabilmente fesso.

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