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Intervista a Francesco Sambati: “la verità è...

Intervista a Francesco Sambati: “la verità è nelle zone d’ombra”


Ciao Francesco, per cominciare a capirci ti chiedo subito di fare due cose, parlaci di te attraverso due scatti: fotografa ciò che hai in tasca e dove ti trovi adesso, raccontaci se (e perché) rappresenta il posto in cui vorresti essere.
Per quanto riguarda il contenuto delle tasche, rimarrai abbastanza delusa: non mi piace portarmi troppo cose appresso, quindi ho il minimo indispensabile per la sopravvivenza.
In questo momento mi trovo nel bar dove faccio colazione abitualmente: non è proprio la mia meta più ambita, ma mentre sto finendo di rispondere alle tue domande è lunedì mattina, quindi direi che poteva andarmi peggio.

L’estate in Puglia non finisce almeno fino a novembre, tra pioggia e vento qualche giorno di caldo resiste sempre, mi va di chiederti se hai una stagione preferita, se c’è una stagione o un mood che preferisci per i tuoi scatti, una sensazione che proviene dall’ambiente esterno e che ti influenza, magari… ?
Beh, devo fare una doverosa premessa: odio l’estate (per citare Bruno Martino) a partire dalle temperature per finire alle masse sudate che intasano la città e le spiagge. Detto ciò, ovviamente preferisco i mesi autunnali, che in pratica sono la mia primavera personale. Non c’è niente che non mi influenzi in questo periodo e tutto ha una luce diversa che allontana dai soliti stereotipi sole/mare/divertimento/allegria. Dal mio punto di vista l’estate falsa la realtà che durante l’autunno viene svelata.

L’ultimo viaggio che hai fatto e del quale ricordi, in ordine: un odore, un sapore, un colore.
L’ultimo viaggio é stato a Torino, città in cui ho vissuto e cerco di tornare a visitare appena posso e di cui ricordo il sapore della carne del ristorante argentino sotto casa e il verde dei tram storici che circolavano in città. L’odore l’ho lasciato per ultimo perché….sono anosmico, cioè non sento odori dalla nascita e mi sento anche fortunato: so già estremamente malinconico di base, pensa se avessi anche ricordi scatenati dagli odori.

Nei tuoi scatti ci sono giochi di luci ed ombre, quasi a voler tenere nascosto qualcosa e svelare dell’altro, ecco la domanda che ti faccio è: quando fotografi cosa si rivela che prima era nascosto?
Ahimè, non credo di rivelare alcunché, ci provo ma non so se ci riesco e nemmeno se voglio riuscirci. Tempo fa trovai una vecchia intervista su Repubblica fatta a mio zio (che si occupa di teatro a Roma) il cui titolo era “La verità è nelle zone d’ombra”. Dopo tanti anni mi rendo conto che questa frase mi ha influenzato, ma non so ancora se questa verità vada svelata o meno.

Ti sei mai chiesto perchè fotografi? Seriamente, realmente, come ti fa sentire questo? 
Banalmente, mi fa sentire bene e questo mi basta. E’ una motivazione talmente semplice che è inutile girarci intorno usando paroloni. In più mi serve da promemoria per ricordarmi che esisto.

Come ti fa sentire invece guardare le foto che scattano gli altri, cosa ne pensi, se pensi che ci sia una tendenza, e in quale direzione si vada. 
Faccio una premessa che serve per rispondere a tutto quanto: ormai chiunque fotografa qualunque cosa. Detto ció, in questo continuo flusso di foto, sono poche quelle che attirano la mia attenzione e mi fanno pensare “Bella, mi piace!”, che per me è già una grande vittoria. Non so dove stia andando la fotografia, giacché non so nemmeno dove stia andando io, fotografando. Noto però che ormai c’è una qualità pazzesca anche tra i ragazzini, che ormai si ritrovano tra le mani delle buone fotocamere già solo partendo dallo smartphone più economico. Forse, pensando che non manchino né la qualità né situazioni o soggetti da fotografare, direi che per esclusione è bene puntare sul definire un proprio stile.

Non devono mancare a settembre i buoni propositi, i tuoi quali sono? Cosa fai quando non scatti foto? Come passi il tuo tempo libero? Un presupposto per fare delle belle fotografie, per te qual è? 
Voglio iniziare con un proposito blando: aprire e leggere un libro di fotografia base che comprai per sfizio mesi fa, magari imparo finalmente qualcosa, visto che sono completamente auto-didatta. Quando non scatto foto, mi metto in pari con le serie televisive, videogiochi ecc. Prima di avvicinarmi alla fotografia, ero un “otaku”, dai lontani anni ’90, prima che iniziasse ad essere una moda, ma diciamo che questo mio lato non è sparito del tutto, ma è solo “in letargo”.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Un sogno nel cassetto da realizzare? 
Attualmente non ho progetti precisi perché andando avanti “a sentimento”, mi risulta difficile pianificare. Tempo fa avevo il sogno di vedere una mia foto usata per la copertina di un libro, ma fortunatamente l’ho realizzato quest’anno (ma il libro uscirà solo l’anno prossimo, negli Stati Uniti) quindi per ora non ho un obiettivo in particolare. Però un giorno non mi dispiacerebbe cimentarmi con una pubblicazione, un libro auto prodotto, magari, per pura curiosità, senza pretese.

Dopo tutte queste domande arriva la parte che più mi spaventa, chiedo a te di farmi una domanda, così diciamo che siamo pari :) avanti, chiedi pure. 
Metto da parte il sadismo e ti faccio la prima domanda che mi sono fatto e cioè: “Ma perché vuole intervistarmi?!”
– Bella domanda, forse la riutilizzerò per le prossime interviste :) ti voglio intervistare perché hai un approccio semplice con i tuoi scatti, e non mi dispiace la semplicità, anzi, sarà forse che sei pugliese come me, sarà che i giochi di luce mi attraggono molto, però mi piace fare domande e ricevere risposte come le tue, per esempio, che lasciano qualche riflessione da fare, dopo l’intervista. –

Ultima richiesta: un film che hai adorato, una canzone che non riesci a togliere dalla testa, un fotografo che vorresti consigliarci, un viaggio che vorresti fare. 
Dunque, un film che ho adorato è sicuramente Velluto Blu, il film con cui ho conosciuto Lynch quando ero ragazzino. La canzone è senza dubbio “Parla Piano”, di Vinicio Capossela: sono schiavo del suo ritornello e lo canticchio continuamente.
Un fotografo, anzi fotografa, che consiglio è Aela Labbè, che senza saperlo mi ha spinto a continuare con la fotografia. E per finire, il viaggio che dovrò fare prima o poi è in Giappone, nella doppia veste sia di nerd che di fotografo.

Ringrazio Francesco per la sua disponibilità, qui il link al suo flickr: Francesco Sambati

 

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Giuliana Massaro

Giuliana Massaro, 26 anni, studentessa di lettere moderne da un po', lunatica da sempre. Penso troppo, parlo poco, faccio foto.

Commenti

commenti


  • Certamente

    In pratica, uno dei tanti che ha iniziato a fotografare “ieri”, senza nessuna cultura fotografica, viene presentato come un genio, quando fontamentalmente non dice nulla.
    Sono foto che fanno tutti e che di solito si mettono da parte e si dimenticano.
    “ormai chiunque fotografa qualunque cosa”, dice bene e dovrebbe sottolineare che lui è uno dei tanti “chiunque” che si fa notare grazie a magazine online nati per tenere contento “chiunque”, voglia soddisfare il proprio ego, senza una vera valutazione critica del portfolio, del linguaggio e di tutto ciò che rende una fotografia “buona”.
    (questo messaggio sparirà in pochi secondi, per bene che vada qualche sostenitore inizierà a parlare di invidia e bla bla bla.)