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I “quasi morti” delle metropolitane di...

I “quasi morti” delle metropolitane di Tokyo fotografati da Michael Wolf


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Che Tokyo e il Giappone tutto fosse uno dei paesi più popolati al mondo è storia antica; ma quanto ha denunciato Michael Wolf con “Tokyo Compression” supera anche la più fervida immaginazione.

Il fotografo, nato in Germania e adesso residente tra Hong Kong e Parigi, porta a compimento un progetto fotografico dal forte impatto visivo e immediatamente dopo emotivo; le sue fotografie evidenziano il normale e quotidiano svolgersi dei fatti in una ordinaria giornata presso la metropolitana di Tokyo. Maggiormente nelle ore di punta la metropolitana si trasforma nell’ultimo posto in cui vorresti essere e no, non solo perché molto probabilmente devi arrivare al lavoro o a quell’appuntamento che proprio non hai potuto evitare ma perché rischi di non respirare più, di sentirti morire.

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Nello specifico, i vagoni accolgono un numero di persone talmente elevato da trasformarsi in luoghi pericolosi in cui non vi è la possibilità di muovere un braccio fino al punto di schiacciare il proprio viso al finestrino. Osservando le fotografie la prima cosa a cui ho pensato, dopo aver provato un senso di angoscia nel tentare di immedesimarmi in quelle persone prive anche dell’aria per respirare, è stata disumanizzazione. Può una persona essere costretta a vivere quotidianamente un tale stress? Una metropoli come Tokyo non fronteggiare una tale situazione?

Visi che diventano tutt’uno col finestrino, corpi schiacciati l’un l’altro, nessun confine personale, nessuna intimità, aria rarefatta e non sufficiente per il numero di persone presenti; e, nonostante tutto, costretti a vivere tutto ciò perché il lavoro chiama e bisogna rispondere. Donne e uomini sofferenti, boccheggianti, con espressioni facciali che chiedono aiuto, annaspando in uno spazio vitale ridotto al minimo, da sembrare morti e inscatolati come sardine, ammassati senza ritegno.

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Michael Wolf da sempre si dimostra attento osservatore di dinamiche sociali che denuncia con tutti i mezzi a suo disposizione, primo fra tutti quello fotografico che produce una forte risonanza per via dell’immediatezza visiva con cui fa giungere il messaggio allo spettatore; diretto e violento come un pugno nello stomaco, doloroso come uno schiaffo in pieno viso, pronto a risvegliare le coscienze dal torpore in cui spesso ci avvolgiamo fatto di pressioni dal mondo esterno, di tempistiche da rispettare, in una estenuante e priva di senso gara al raggiungimento di un fittizio equilibrio vitale.

Un progetto fotografico che è un po’ uno specchio del momento storico-sociale che stiamo vivendo, una corsa contro il tempo che ci fa perdere contatto con noi stessi.

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Claudia Tornatore

Sognatrice, a tratti poggio i piedi sulla terra e ogni tanto salgo sulla luna. Laureata in scienze umanistiche, considero l’arte il fulcro della (mia) vita. La mia tesi? Arteterapia. Scrivo di fotografia, mi diletto con essa : è nella mia vita da che ho memoria, in fasi e forme differenti. Amo il colore, il tè nero, gli incontri inaspettati, i sorrisi, la voglia di cimentarsi in cose nuove e la mia bellissima Sicilia.

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  • Max

    Roma non è da meno! Tokyo dalla sua ha una delle migliori Metropolitane del mondo, li da da loro è tutto perfetto! Se perdi una metro aspetti massimo 4 minuti e ne arriva un’altra! Il problema è che sono tanti, troppi! Parliamo di una metropoli con circa 13 milioni di abitanti!

    • Lomuscio

      L’incoerenza umana é la cosa che mi rattrista maggiormente.In anni non recenti ho avuto la fortuna di girare il Giappone per lavoro e già allora notai con sgomento l’impressionante massa di persone che utilizzavano il metrò sospinti all’interno dagli addetti. Mi domando con tutto il rispetto per le coppie che vogliono proliferare e che é un loro diritto, ci rendiamo conto che attualmente siamo già sette miliardi, cosa succederà quando arriveranno a 14/28 ecc. miliardi dal momento che la crescita é esponenziale? Per mia fortuna non ci sarò più.

  • daniela dionori

    Ceci n’est pas une pipe

  • Solaria

    Foto bellissime, a cui si aggiunge un certo fascino dell’esotico. Provate ad prendere la metro B a Roma nelle ore di punta – per esempio da Cinecittà come è accaduto a me per alcuni mesi – verso il centro e vi assicuro che il livello di assenza dell’aria e dello spazio può essere anche peggiore !

    • Antonio

      hai la vaga idea di quante persone ci siano a Tokyo per metro quadro?
      forse no, parli di Roma perchè la tua città. Le linee di roma sono più che normali.
      E definire “esotico”, come aspetto caratteristico di foto, in cui i soggetti stanno palesemente soffrendo, mi sembra anche un pò fuoriluogo.

    • Marcello

      A Cinecittà non ci va la metro B

  • http://atelier%20andreafumagalli,pagina%20facebook andrea fumagalli

    bellissima ricerca,io dipingo e capisco questa curiosita’ per il quotidiano della realta’ urbana che spesso ci avvicina ad un’immagine di vita non vita assorbiti completamente dallo stress del quotidiano,paris,new york,milano,san francisco,roma,le scene nella metropolitana o treni urbani si ripetono in un susseguirsi di simili vibrazioni.
    bravissima mi hai riportato a momenti vissuti in queste citta’ elencate.buon lavoro,se capiti a roma,gradita visita la mio studio di pittura.

  • Elisa

    Ho avuto recente esperienza con la metro romana linea A nelle ore di punta ed è simile lo schiacciamento.

  • Giovanna

    Fotografie bellissime. testo del tutto fuorviante e molto fasullo., di chi – probabilmente – in Giappone non ha mai messo piede. molti giapponesi nella metropolitana dormono, in qualsiasi ora del giorno. e anche su altri mezzi di trasporto. ciò non toglie che la metropolitana e i mezzi di trasporto giapponesi siano tra i più funzionali e funzionanti del mondo.

  • Zof

    Io sono stata a Tokyo e questa situazione non mi torna per nulla, anzi credo che la metro di Tokyo sia una di quelle che funzione meglio al mondo

  • ff

    A Tokio non funziona cosi….stanno dormendo e l aria e irrespirabile per via della condensa che l uomo pro oca con il respiro non ce un solo mezzo ma ben tre dello stesso numero se vuoi andare da qualche parte basta aspettare la prossima una ogni quarto d ora a rotazione contimua tutto il giorno.

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  • apostrophe

    Questo servizio del fotografo nella metro di Tokyo gira in rete da un bel po’. Piuttosto mi chiedo cosa possa aver studiato e come abbia studiato arte all’università la blogger. Scrive di cose che non conosce, non una parola sull’artista, non una seppur vaga conoscenza del Giappone e della sua cultura e figuriamoci della sua arte. Questi giovani dobbero studiare di più prima di scaraventarsi nel magico mondo della (effimera) comunicazione.

  • R

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/18/foto/metropolitana_tokyo-10359957/1/
    Ne parlò La Repubblica nel 2010, e le foto sono del 2008.

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