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Le Rainbow Family raccontate dalle fotografie di Denis Vejas


 

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Dal 2012 Denis Vejas segue e racconta la vita delle Rainbow Family. Quel che di lui è risaltato subito ai miei occhi, con non poca nota di stupore, è stato il suo definirsi un viaggiatore visivo, un fiero sostenitore della resistenza ecologica.

Fuor di dubbio è la sua non ordinarietà; nasce e vive a Vilnius (Lituania) e diviene un fotografo freelance in grado di raccontare quella fetta di persone che vive quasi ai margini, che conduce uno stile di vita totalmente opposto a quello che è consueto, tradizionale.

Le Rainbow Family (di cui avevamo già parlato in occasione dei lavori di Benoit Paille)  sono comunità di persone unite da valori della non violenza e dell’egualitarismo (teoria morale che pone in risalto l’uguaglianza di tutti gli esseri umani); l’anno di nascita è da datare al 1972 e prevede degli incontri annuali, che prevalentemente si svolgono in estate, in qualsiasi parte del mondo. Gli incontri seguono i cicli lunari e hanno la durata di circa un mese; si tratta della più grande “non-organizzazione di non-membri”, infatti non esiste ufficialmente, non si racchiude all’interno di un’associazione o altro di similare. Questa è probabilmente la sua peculiarità, un tratto caratteristico davvero forte se si pensa che non esistono leader.

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L’immagine che nell’immediato si concretizza nel momento in cui pensiamo a questi grandi incontri e soprattutto alla tipologia di persone che li affollano, da bravi portabandiera di comportamenti stereotìpati, è l’idea di un alto tasso di alcool e droghe pesanti e possibilmente anche di armi; nulla di più fuorviante in quanto il divieto relativo a queste cose è assolutamente rigoroso, come anche l’uso di apparecchiature elettroniche e di scambi commerciali.

Denis scopre questo mondo grazie all’incontro con un gruppo di hippie italiani ma si rende subito conto la difficoltà con cui si possono reperire informazioni a riguardo; è un mondo quasi volutamente sommerso, in modo da garantire una certa intimità e sacralità all’evento. Riesce a scovare un modo per poter essere aggiornato su un prossimo evento che si sarebbe tenuto in Serbia, nel 2008. Due settimane prima la luna nuova riceve una mappa con luogo esatto, ovvero una cartolina scannerizzata e disegnata manualmente, accompagnata da un caloroso “Welcome Home”. Quel che ha riscontrato è il carattere utopico e anarchico che sta alla base, affiancato da valori come l’amore libero ed una enfatizzazione di tipo generale sul concetto di libertà. L’ingresso è libero, non vi sono gerarchie e ogni partecipante è responsabile della buona riuscita dell’incontro, provvedendo ad esempio ad un kit di primo intervento, cucinando con la spesa acquistata grazie alle donazioni degli stessi ed è una alimentazione molto biologica, a km 0. I partecipanti trascorrono le loro giornate frequentando workshop, facendo yoga e meditazione, utilizzando il metodo del circle time per poter parlare liberamente. Ciò accade ad un minimo di venti km dalle città vicine e la strada viene delineata, un po’ come nella fiaba di Hansel e Gretel, da sassi e nastri colorati.

Le fotografie di Devis si possono definire delle postcard da luoghi incantati, quasi illusori, paradisi in cui non vi è un senso di vergogna, di pudore fisico, di costrizione sociale, di stereotipo.

Un viaggio visivo che noi spettatori possiamo compiere.

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Claudia Tornatore

Sognatrice, a tratti poggio i piedi sulla terra e ogni tanto salgo sulla luna. Laureata in scienze umanistiche, considero l’arte il fulcro della (mia) vita. La mia tesi? Arteterapia. Scrivo di fotografia, mi diletto con essa : è nella mia vita da che ho memoria, in fasi e forme differenti. Amo il colore, il tè nero, gli incontri inaspettati, i sorrisi, la voglia di cimentarsi in cose nuove e la mia bellissima Sicilia.

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