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Le Dead Drop di Aram Bartholl in giro per il mondo

Le Dead Drop di Aram Bartholl in giro per il mondo


Durante la guerra, in Italia (ma non solo) mentre le spie erano impegnate a fare in modo che i loro segreti rimanessero inviolati, in aria decine di Columbia Livia (per gli amici solo PIccioni viaggiatori) solcavano i cieli innestando una fitta rete di comunicazioni (quasi) anonime e abilmente criptate.
Poi arrivarono Tim Berners-Lee e Robert Cailliau, che inventarono il web e cambiarono il mondo.
Un susseguirsi di hashtag, cloud, social media, sharing, 2.0, http, spionaggio commerciale, marketing e persino privacy. Un pacchetto di paroloni infiocchettato a dovere, lasciato in sordina sotto l’albero, da un babbo natale figlio della tecnologia e delle grandi multinazionali che ha regalato a tutti l’impressione di essere liberi, indipendenti e lontani da occhi (e voci) indiscrete.
Poi è il turno di Aram Bartholl , artista berlinese che spiazza tutti affermando che il futuro della tecnologia è offline. E nel 2010 a New York, per dar forza alla sua tesi, lancia la prima rete di Dead Drop.

Ora…non fate quella faccia esterrefatta tipica di chi ne ha piene le palle di termini inventati sul momento, perchè se siete riusciti ad imparare tante belle inutili parole del mondo tecnologico, non potete non aggiungere questa al vostro vocabolario.
Perchè è più bella delle altre (ve lo garantisco io), perchè sa di libertà (ve lo garantisco io) e perchè a noi di Organiconcrete, quelli che remano controcorrente, sono sempre piaciuti. Perciò per la proprietà transitiva siamo sicuri che piacciono anche a voi.

La capacità di condividere dati in maniera del tutto anonima, non è poi così scontata come sembra.
E’ inutile che pensate  “Si, ma guarda che io uso sempre la modalità in incognito, quindi sono tranquillo”.
Non ci provate. Lo sapete meglio di me che quella serve al massimo per provare a mascherare la vostra attinenza con i siti porno.
L’anonimato di cui parlo io è quello delle Dead Drop che riescono a condividere dati (musica, documenti, foto e tutto ciò che è multimedialmente condivisibile)  mantenendo inviolata, l’identità di chi ne fa uso, visto che è impossibile risalire a chi ha creato o diffuso i contenuti.
Si tratta di semplicissime chiavette usb che vengono poste tra le crepe dei muri, tra mattoni sconnessi, in posti strategici all’interno della città e fruibili al pubblico offline . Lo scopo è quello di sensibilizzare le persone ad un uso consapevole della tecnologia, trasportando dati accessibli solo online, in un contesto urbano del tutto offline.
E qualora ne aveste voglia, potete installarne una anche voi, magari proprio sotto casa, da condividere con amici e non: QUI trovate il manifesto e a fine articolo il videotutorial ufficiale.

Dead Drops is an anonymous, offline, peer to peer file-sharing network in public space. Anyone can access a Dead Drop and everyone may install a Dead Drop in their neighborhood/city. A Dead Drop must be public accessible. […] . A real Dead Drop mounts as  read and writeable mass storage drive without any custom software. Dead Drops don’t need to be synced or connected to each other. Each Dead Drop is singular in its existence.

Ma a voi piccoli nerd che ci leggete e seguite attentamente lo sviluppo dell’era digitale, chiusi nelle vostre camerette in solitudine con il vostro pc e il vostro gatto, sono sicuro che la notizia non sarà sicuramente nuova.
La vera novità che forse ancora non sapete è che nell’ultimo periodo questa pratica, per certi versi molto simile ad un Art Attack del caro Muciaccia – ma più fantasiosa e utile alla società – si sta sviluppando finalmente anche in Italia.
Partita a New York, si è diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo, producendo un volume di dati condiviso di circa 6455 gb dislocato in quasi 1250 pendrive.
Le città italiane coinvolte, aumentano a vista d’occhio. Prima tra tutti Roma che vede la presenza di Dead Drop in zone prevalentemente universitarie, come  Viale delle Province, Piazzale Aldo Moro e persino da Freni e Frizioni (noto locale per aperitivo romano).
Anche Cagliari e Milano si sono mostrate sensibili all’iniziativa, seguite da città come Brescia, Spoleto, Perugia, Carrara e molte molte altre. (La mappa completa la trovate QUI).
E’ il caso che aggiungiate anche la vostra città alla mappa.
Perciò armatevi di cemento rapido, guanti, cazzuola e…buono sharing.


Alessandro Rossi

Alessandro Rossi, fondatore di organiconcrete e pseudo studente di Ingegneria Edile-Architettura presso "La Sapienza" di Roma. Ossessionato dai buchi temporali, dall'eta adolescenziale, dal trascorrere del tempo, dai rapporti umani e dall'arte. Irrimediabilmente fesso.

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