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Il Codex Seraphinianus di Luigi Serafini

Il Codex Seraphinianus di Luigi Serafini


La timeline di Facebook, scorre velocemente. Per me che non cinguetto molto, scorre più velocemente di quella di Twitter.
Una valaganga di informazioni, caz**te, link interessanti e link idioti, immagini delle vacanze estive corredate da frasi relativamente poetiche, prese in prestito dal cantante/scrittore/personaggio di turno che – a detta di alcuni – dovrebbero rendere tutto più interessante e pseudo intellettuale. Un fiume in piena che passa senza investire, senza travolgere, lasciando dietro di se solo una manciata di bit che finiscono nell’archivio infinito di cose raccontate al mondo.
Poi ci sono storie, che per quanto assurde sembrino, raccontano di oggetti, cose, o persone diventando esse stesse un motivo di culto e di commemorazione.
Storie che nonostante le timeline ultra affollate, nonostante i cinguettii ermetici e i miliardi di bit che viaggiano sulla rete, si guadagnano un posto d’onore nella classifica degli indimenticabili.
Storie che diventano storia.

Luigi Serafini è storia. La storia di un architetto, ceramista, vetraio, designer, pittore, scultore, illustratore, scenografo, costumista – e potrei continuare all’infinito elencando doti e capacità che hanno fatto di lui un Artista vero e anche un vero artigiano o un Maker, volendolo apostrofare con termini più inutili moderni  – attento e spasmodico ricercatore del saper far tutto, e portatore del nome dell’Italia nel Mondo.
Classe 1949, romano, e “visionario” su definizione di Calvino, Serafini è l’autore di di un libro che dopo oltre 30 anni non trova ancora una classificazione nel mondo dei libri “normali”.

 


Codex Seraphinianus sfugge a qualsiasi regola di classificazione umana. Appellato come enciclopedia di un visionario dallo stesso Calvino, rifugge nelle sue tavole il preziosismo di un mondo che Serafini, non potendo cambiare, reinventa da principio, come un bestiario della genesi o un atlante extraterrestre. Un mondo che scappa dalle leggi fisiche che conosciamo tutti, in cui ogni oggetto che richiama alla mente una funzione conosciuta, non è mai ciò che sembra. Un mondo in cui è facile fare l’amore e trasformarsi in alligatori, in cui gli essere umani hanno pattini ai piedi e pennini al posto delle mani e in cui compaiono migliaia di specie animali che esistono solo nella fantasia di chi osserva.
Oltre 36o tavole, divise in 11 capitoli e relegate in un libro che solo nel 1981, dopo qualche anno dal suo concepimento, viene pubblicato da un editore tanto eclettico e anticonformista quanto lo stesso Serafini: Franco Maria Ricci, pubblica trentamila copie di questo libro, in due volumi dalla copertina in tela nera, e lo vende a 160.000 lire. Una cifra alta per i nostri tempi, figuriamoci per gli anni 80.
Ma è la storia di un successo annunciato: in poco tempo, tutte le copie vengono vendute e fanno il giro del mondo. Tanti rimangono a bocca asciutta e cercano invano di acquistare il libro, alimentando un mercato dell’usato che come vedremo in seguito non farà che aumentare la popolarità del libro stesso.

Mi ricordo il giorno e la circostanza. Un pomeriggio del 1976 mi chiama un amico e mi dice: passo a prenderti che andiamo al cinema. E io senza sapere bene perché gli dico: no, resto a casa, devo fare un’Enciclopedia. E quando metto giù il telefono, comincio davvero a disegnare. Comincio da un uomo, poi un cacciavite, una foglia, un ingranaggio. E scrivo, riga dopo riga, didascalie immaginarie, scivolando in automatico: segni danzanti e pause bianche… Una tavola dopo l’altra, senza sbagliare mai, per giorni, settimane, mesi…

Nel frattempo il Codex Seraphinianus diventa un oggetto di culto. Viene studiato in tutto il mondo nella speranza di trovare una codifica per il testo che Serafini ha utilizzato. Un testo che è scritto in una lingua del tutto sconosciuta, forse inventata e priva di significato, a metà tra il criptico e il bello. Perchè il Codex è soprattutto un libro bello. Uno di quelli che piacerebbe tanto ai bambini, o ai lettori pigri, da gustare visivamente come un dolce buono e ben confezionato, da sfogliare con attenzione cercando di far propria la fantasia e la creatività di quelle tavole.
Qualche anno fa poi, un linguista bulgaro, Ivan Derzhanski di Sofia, riesce a codificare il numero delle pagine e mette finalmente i suoi appunti online. Dopo anni di ricerche, sembra essere vicini a una svolta. Ma è l’illusione di un attimo a far pensare che tutte le cose belle debbano avere necessariamente un significato. La codifica testuale del Codex rimane inviolata e numeri a parte, ancora nessuno è riuscito a capirne la logica – ammesso che una logica ce l’abbia –  .

Poi nel 2006 qualcuno si è sveglia. Il codex compie 25 anni di semi-clandestinità e Rizzoli finalmente decide di ri-pubblicare quel volume garantendo all’autore la stessa carta Fabriano usata da Franco Maria Ricci, in un unico volume venduto a 86 euro. Nel 2013 infine, (giusto qualche mese fa) la stessa Rizzoli, visto il successo precedente, pubblica una nuova edizione (in due versioni), arricchita da nuove tavole appositamente disegnate dall’autore e dal testo di Calvino che accompagnava la prima versione vendute rispettivamente a 100€ e 300€.
Ad oggi, la prima versione del libro, la trovate su ebay su cifre che non vanno sotto i 1500 euro e spariscono dopo poche ore, rendendo di fatto quel libro, ancora introvabile.
In compenso, onliine lo trovate facile QUI. Per intero.

Il Codex Seraphinianus è un libro in cui la storia della sua storia, diventa la storia stessa e l’oggetto di un culto che è vivo da oltre 30 anni. Un mondo illustrato, classificato, come un libretto di istruzioni di una terra aliena, che per scelta, non finisce nel cassetto delle cose da guardare in caso di emergenza, ma  si fa apprezzare per la sua incomprensibilità e il suo modo di regalare un’esperienza unica nel suo genere. Un libro che appellandosi al bagaglio di esperienze personali riesce a generare in ognuno di noi un viaggio che comincia in un mondo sconosciuto, e finisce in una terra che ci sembra di conoscere da una vita.

Serafini è un Artista vero.
Di quelli che ormai in giro si vedono troppo poco.

 


Alessandro Rossi

Alessandro Rossi, fondatore di organiconcrete e pseudo studente di Ingegneria Edile-Architettura presso "La Sapienza" di Roma. Ossessionato dai buchi temporali, dall'eta adolescenziale, dal trascorrere del tempo, dai rapporti umani e dall'arte. Irrimediabilmente fesso.


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