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Essere o non essere Nunettes

Essere o non essere Nunettes


Per molti Parigi è quella città naturalmente contraddittoria, che ospita il ponte dell’età napoleonica accanto al Centre Pompidou, nella quale dalle guglie di Notre Dame è possibile vedere la Dénfence; nel Ventre di Parigi, per dirla alla Zola, ci si può innamorare di diverse cose ed io mi sono innamorata di quella che poteva essere un tempo la vita a Montmartre.
Su quella collinetta oggi attaccata alla metropoli, ma un tempo separata da essa, si sale ora con una ‘cabinovia’, arrivati vicini allo spiazzo del belvedere puoi dominare col tuo sguardo tutta Parigi.
La città ti si presenta come una sorpresa, priva del suo traffico, come quando percorri Via dei Fori Imperiali a Roma e tu corri incontro al Colosseo.
Quando penso a Montmartre penso ad una vita con occhiali colorati, quella felicità, quel bonheur, di quando da bambino camminavi saltando portando la testa a destra e a si sinistra, insomma alla Billy Elliot.

Io gli occhiali li porto da una vita, sono miope, eppure non li ho mai disprezzati più di tanto (solo quelle volte in cui decidi di metterli e puntualmente piove e non hai l’ombrello!).
In ogni caso gli occhiali non sono, fortunatamente, solo da vista, ma anche da sole. Questi ultimi, a differenza dei fondi di bottiglia alla Ragionier Filini (per interderci l’amico di Fantozzi), sono un accessorio intramontabile ed indispensabile. Tutti sappiamo come la moda possa farci sembrare, o sentire, unici o magari parte di un gruppo, entrambe consolano, ma quando l’unicità si associa al conformismo nella moda si possono creare fenomeni molto particolari, destinati ad essere delle future matricole o delle semplici meteore. Ai posteri l’ardua sentenza.
Tra questi fenomeni sociali legati alla moda in questo periodo ve ne è uno che sta spopolando: si parla di Nunettes.
Nunettes sono occhiali da sole, nati a Montmartre, sono accessori per differenziarsi o per entrare nel fenomeno di massa.
Se non avete mai sentito parlare di Nunettes è molto male, sono ormai diffusi in tutto il mondo, li indossa chiunque, dal misconosciuto, alla ‘Very important person’, al cane. Non possiamo mentire questi occhiali sono accessori quanto un paio di orecchini per una donna, non sono associbili ogni giorno a qualsiasi evento, ma devono essere fortmente contestualizzati. Questo perché Nunettes associa alla più classica forma dell’occhiale delle immagini sulle ‘lenti’ che rappresentano i soggetti più disparati, sono pernalizzabili ed hanno effettivamente un prezzo modico.
Tra coloro i quali hanno deciso di collaborare con Nunettes, grazie alla proposta di Davide Gambarotto – distributore di Nunettes in Italia – vi è un personaggio poliedrico del panorama Milanese, ovvero Luca Crescenzi, che mi dice

Il 21 marzo scorso ho inaugurato a Milano la mia mostra personale intitolata ‘Sign of the times’, con in esposizione circa venti mie opere che sono un incrocio tra grafica e arte: ritratti, e non solo, che nascono dalla sovrapposizione di differenti livelli temporali nella stessa immagine (che io chiamo ‘cronoritratti’). E’ stato un successo e ne sono molto felice. Il 21 giugno prossimo a Palazzo Isimbardi a Milano seguirò come ogni anno [BEE], l’esposizione che raduna le nuove proposte dei brand emergenti della moda, celebrando il prodotto “di nicchia”, artigianale, esclusivo e ricercato.

Insomma un Luca Crescenzi è molto produttivo.
Per Nunettes ha creato, invece, un modello Camouflage blu.
Alla mia domanda sul perché della scelta di questa texture Luca ha così riposto:

Gli occhiali Nunettes sono un accessorio divertente e sui generis. Necessitano di una persona con carattere […]. Per questo ho accettato volentieri la collaborazione. L’occhiale da sole solitamente ‘scherma’ gli occhi; ho scelto il camouflage perché volevo, invece, giocare col mistero dello sguardo attraverso il ‘mimetismo’ delle lenti.

Non vi resta che scegliere, qualora vi piacessero, quali Nunettes essere!


Alessia Cupertino

Sono Alessia ho 22 anni da grande... vorrei fare la modella e vorrei la pace nel mondo. Sogni irrealizzabili? Speriamo non il secondo! Aspettando, cerco di scappare dalla routine quotidiana e dalla facoltà di lettere e filosofia.

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