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Domenica in strada: Keith Haring

Domenica in strada: Keith Haring


Devo essere sincera, non è semplice scrivere un pezzo su Keith Haring, si rischia di cadere nel buco profondo dell’ovvietà, soprattutto di fronte ad un artista che ha segnato la storia dei graffiti, documentandone la sua evoluzione fino al passaggio in galleria.

È la prima volta che in questa nostra rubrica si parla di un artista che non c’è più e proprio oggi voglio rendergli omaggio a modo mio,semplicemente con parole ed immagini, quelle dei suoi lavori.
Qualche cenno biografico per rinfrescarci la memoria. Keith Haring era un artista americano, nato nel 1958 in Pennsylvania, forse il lavoro del padre, illustratore di fumetti, gli ha permesso di avvicinarsi al mondo dell’arte, divenendo la sua fonte di ispirazione nella realizzazione dei suoi lavori per le strade di San Francisco prima e poi in giro per il mondo.
Keith Haring è stato un artista girovago, le sue opere sono apparse nelle strade delle più importanti metropoli del mondo, da New York, dove nel 1980 occupa un palazzo a Times Square per allestire la mostra Times Square Show, a Roma, quando nell’86 realizza un graffito su una parete del Palazzo delle Esposizioni. Sempre con il fiato sul collo rischiando l’arresto in varie occasioni, Keith Haring nel 1986 a Berlino realizza un lavoro sul muro che divide la città e a Tokyo nel 1988 apre il suo secondo Pop Shop dopo quello aperto a New York nel 1986 destando varie critiche nell’ambiente dell’arte.
Amico di Jean-Michel Basquiat e della critica d’arte Francesca Alinovi, la quale gli ha dedicato una mostra a Bologna nel 1983, Keith Haring tra il 1980 e il 1985 realizza un numero incalcolabile di interventi su spazi pubblicitari con lo sfondo nero su cui lui disegna con il gesso bianco. E” morto quando era nel pieno della sua attività artistica a soli 32 anni, giovane come il suo caro amico Basquiat, compagno di avventure.

Aveva un grande talento di sicuro, i suoi omini stilizzati sono stati il segno contraddistinto del suo modo di fare graffiti, semplice nei messaggi e diretto, Keith Haring è stato anche al centro di molte polemiche per essere entrato nel circuito del profitto delle gallerie esponendo un pò ovunque, forse anche grazie alla complicità di Andy Warhol , il quale aveva capito il talento di Haring e Basquiat prima di chiunque altro.
Ciò che ha fatto Keih Haring semplicemente descrive una moda che spopola tra gli street artist e sebbene a me faccia un po’ paura dobbiamo prenderne atto e valutare la sua trasformazione in modo critico. Anche a distanza di molti anni dalla sua morte, ha continuato e continua a far parlare di se, basta pensare alla mostra in suo onore tenutasi alla Triennale di Milano nel 2006 e l’ultima a Parigi, Keith Haring – The political line presso MUSEE D’ART MODERNE DE LA VILLE DE PARIS conclusa ad agosto 2013.
Aldilà di queste congetture, Keith Haring sapeva cogliere il segno, la sua arte nel disegnare sui muri era semplice davvero, con il gesso disegnava linee e quelle linee erano soggette a deterioramento, essendo il gesso una materia fragile le sue linee erano flebili, si cancellavano con estrema facilità. Era sempre alla continua ricerca di muri e superfici su cui poter lavorare e aspettare la distruzione della sua opera e questo è ciò che conta perché il vero Street Artist e colui che pensa che in fondo la sua opera dovrà modificarsi, cancellarsi, annullarsi di fronte al tempo per fare spazio ad un altro pensiero, un altro graffito. Un’altra idea. Questo era il vero Keith Haring, quello che rischiava l’arresto per aver disegnato sui muri e così lo voglio ricordare.
Buona domenica!

Tuttomondo, Pisa


Zelda

Mi chiamano Zelda, come la principessa dei Nintendo, come Zelda Sayre Fitzgerald, come Beautiful Zelda della Bonzo Dog Doo-Dah Band. Sono alta quanto una mela della Val di Non, sono impertinente come i miei capelli e mi nutro di street art, quella roba di cui vi parlo la domenica quando avete il cervello quadrato e parlate di rigori e schedine. Non potrete fare a meno di me.

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