Domenica in strada: Levalet


Levalet

Vi ricordate il programma della domenica Che fine ha fatto Carmen Sandiego? che in televisione trasmettevano la domenica mattina dei primi anni novanta? Ecco, per qualche ora ieri ho pensato a questo quiz televisivo quando tutti i quotidiani si chiedevano dove fosse sparito Dell’Utri, la cui latitanza si è conclusa proprio ieri pomeriggio quando è stato arrestato a Beirut. Ora sarà dura riportarlo in Italia, scenderà in campo il suo amico di sempre che pur di scappare ai servizi sociali sarebbe pronto a inventarsi qualsiasi cosa. Anche la fuga del suo migliore amico, appunto. Staremo a vedere come andrà a finire.

Meno male che oggi è domenica e io vado a fare una bella passeggiata in quel di Gaeta con alcuni miei amici, dove avrò l’onore e il piacere di conoscere Ernest Zacharevic che nella città pontina inizierà un murale per il festival Memorie Urbane 2014 proprio in questi giorni.
Oggi però voglio parlarvi di un altro artista che partecipa al festival, un ragazzo francese, un certo Charles Leval che il mondo conosce meglio come Levalet.
Non si hanno molte notizie biografiche su questo artista ma le sue opere la dicono lunga sul suo modo di concepire il mondo circostante.
La tecnica utilizzata da Levalet è il paste-up, ovvero un metodo che consente di creare figure, incollarle su un foglio che poi vengono attaccate sui muri delle città, una sorta di collage che l’artista realizza in bianco e nero, mediamente in grandi formati che capita di vedere anche negli angoli più remoti della città.
Levalet è uno Street Artist particolarmente incline ai versi poetici che lo spazio urbano riesce a forgiare semplicemente dall’osservazione delle persone che vivono la strada e il compito dell’artista è proprio quello di estrapolare i versi più significativi e trasformarli in opere di Street art.
I suoi personaggi provengono dal mondo quotidiano, uomini e donne presi nelle loro azioni di tutti i giorni, anche quelle più semplici come leggere un libro o cadere dalle scale; nelle sue rappresentazioni Levalet si serve dello spazio circostante, di tutti quegli elementi urbani come finestre, scale, porte, tubi, con cui realizza delle vere e proprie istallazioni all’aperto molto simpatiche ma che allo stesso tempo fanno riflettere sulla condizione esistenziale dell’individuo.
Un po’ per gioco e un po’ sul serio, le opere di Levalet rappresentano una visione molto ironica dei personaggi che affollano le metropoli, questa corsa contro il tempo che molto spesso lascia indietro le emozioni che si perdono dietro l’angolo, semplici gesti ripetuti tutti i giorni, di continuo come in fabbrica anche se la voglia di fuggire, quella dell’evasione dalla realtà dopo un po’ inizia a farsi strada tra i cunicoli della nostra mente e allora o si diventa matti o ci si abbandona alla creatività. Il bivio è molto ambiguo.
Buona domenica!

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Zelda

Mi chiamano Zelda, come la principessa dei Nintendo, come Zelda Sayre Fitzgerald, come Beautiful Zelda della Bonzo Dog Doo-Dah Band. Sono alta quanto una mela della Val di Non, sono impertinente come i miei capelli e mi nutro di street art, quella roba di cui vi parlo la domenica quando avete il cervello quadrato e parlate di rigori e schedine. Non potrete fare a meno di me.

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