Tuesday poison: Winnie Truong


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Ho appena finito di leggere il nuovo numero di Juxtapoz che una mia amica mi ha portato direttamente da New York e devo dire che ogni volta che sfoglio questa rivista avverto una forte voglia di viaggiare in giro per il mondo per andare a conoscere gli artisti, i festival e tutte le belle cose che ci sono in giro. La mia curiosità cresce a dismisura, irrefrenabile, prepotente e pericolosa.
Come non potrebbe essere d’altronde! Il mondo è pieno di cose curiose e artisti eccezionali con cui varrebbe la pena scambiare due chiacchiere.
E tra i tanti artisti selezionati in questo numero, c’è un’intervista simpatica ad una disegnatrice canadese con la passione per i capelli. E i ritratti.

L’artista di questo nuovo appuntamento del martedì è Winnie Truong, una ragazza che vive a Toronto anche se i suoi lavori viaggiano tantissimo tra le gallerie di New York e San Francisco.
Nonostante la sua giovane età, è nata nel 1988, ha già partecipato a moltissime mostre che l’hanno vista protagonista in personali e collettive a cominciare dal 2010, l’ultima si è conclusa poco fa a Copenhagen, presso la Galleri Benoni, dal titolo Rites of Passage e io spero vivamente di vedere i suoi lavori anche da noi perché sono davvero simpatici.
Come dicevo qualche riga sopra per prepararvi all’artista, Winnie Truong è un’appassionata, o forse meglio dire fanatica, dei capelli colorati, i quali avvolgono il viso e molto spesso anche il resto del corpo dei suoi personaggi.
Attraverso l’uso di matite colorate Winnie Truong realizza dei bellissimi lavori in cui spicca ovviamente una massa colorata di capelli che viene voglia di toccare, folti come l’erba di un prato ben curato, ricamati come un vestito indossato per un’occasione speciale, avvolgenti come chiome arboree tra la luce del sole.
Ritratti di volti seri, talvolta sognanti, fanciulle e uomini che sembrano essere stati strappati ad un mondo inventato, onirico, lontano e particolarmente bizzarro come le rappresentazioni di vichinghi del medioevo che compaiono sui nostri libri di scuola. Un pò bruttini, talvolta deformi anche. Un elogio alla bruttezza se vogliamo.
Non solo ritratti di figure maschili e femminili con il volto coperto ma anche coppie di personaggi che si tengono stretti nel vortice delle linee colorate dei loro capelli creando nello sguardo dello spettatore un gioco di percezione: forse un’empatia che tiene unite due personalità diverse o forse lo sdoppiamento di quell’io che vive dentro di noi represso.

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Eva Di Tullio

Io sono Eva e con Tuesday Poison ogni martedì, vi racconterò la storia dell’arte pop surrealista e lowbrow: accomodatevi pure!

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