Fluo installations di Aakash Nihalani


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Anche se non sapete ancora chi sia Aakash Nihalani penso basti la home del suo sito web per farvelo piacere (guardatevi da soli perché).
La semplicità che traspare leggendo ciò che egli dice di sé e del suo operato è sorprendente: niente messaggi nascosti, niente grand riflessioni sulla vita e sul mondo, come invece fanno molti altri artisti che trovate nelle schiere di articoli di questa bella comunità che è Organiconcrete.
Il suo modus operandi è istintivo, sciocca il pubblico non solo visivamente con le geometrie fluo, suo marchio di fabbrica, ma soprattutto per il fatto che prende e trasforma un habitat quotidiano, immerso nella ripetitività della routine dei lavoratori delle città come New York. Città le cui geometrie e costruzioni vengono ridefinite da quelle di Nihalani, che propone una versione più giocosa, animata da forme e colori base che fanno staccare il pubblico dalla loro corsa contro gli impegni giornalieri dell’agenda.

I’m just connecting the dots differently to make my own picture. Others need to see that they can create too, connecting their own dots, in their own places.

dice riferendosi al suo processo creativo, troncando ogni critica.
Il suo lavoro, seppur così semplice visivamente, colpisce toccando soprattutto la nostra voglia interattiva, se non ci credete mettevi alla prova con i suoi pezzi digitali.
Oltre a questi è produttivo anche con simpatiche stampe che sembrano uscire dallo spazio del foglio, sensazione unita a quella dell’ambiguità fra 2d e 3d delle sculture in legno, metalli o plastica verniciati. I quadri sono invece in gran parte vere e proprie installazioni: si va dalla normale tela dipinta a quadri “vuoti” con applicazioni esterne fissate con magneti a quelli che dan l’idea di scomposizioni inside-out.
Geniale sia nel risparmio di colori sia in quello di forme, stupendo con una bellezza semplice, immediata, appagante nella sua voglia di apparire fluorescente come le insegne al neon della “grande città” che Nihalani vuole cambiare a suon di nastro adesivo.
È questo lo strumento che forse colpisce di più, quando lo usa sui pavimenti delle strade e sui muri delle case, magari unito a supporti di legno o plastica colorati (only fluo, non chiedetevelo neanche più.).
La sua arte ha colpito recentemente e per la prima volta anche l’Italia (Roma) e si integra solo con un lavoro fotografico che ci fa quasi credere che quelle sagome plasticose e sgargianti siano date da qualche effetto Photoshop, mentre sono vere installazioni con cui le persone possono entrare in contatto durante una passeggiata nel quartiere.
Questo artista dalle origini indiane, ha pienamente ragione ad essere così sdoganato ultimamente, per via della sua immediatezza nel farci capire ed allo stesso confondere nello stacco che intercorre fra la dimensione reale e immaginativa dell’arte.
Contatti: Tumblr Instagram Facebook e sito.


Roberto Todone

Studio design industriale a Treviso nel tempo libero dei miei 20 anni. Per il resto sono fissato con l'esoterico, cerco messaggi nel mondo, parlo con persone.

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