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A colpi di luce 2.0: Antonio Maria Fantetti

A colpi di luce 2.0: Antonio Maria Fantetti


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Ciao Antonio, dicci chi sei, quanti anni hai, dove vivi e cosa fai nella vita.
Ciao, mi chiamo Antonio Maria Fantetti, ho 39 anni e vivo a Bari, dove lavoro come ingegnere meccanico presso un’azienda di trasporti.

Ricordi l’episodio in cui hai capito che dovevi fotografare? Quando hai cominciato?
Ho sempre avuto la passione per la fotografia sin da piccolo, qualcosa è cambiato quando ho fatto un viaggio per lavoro a Skopje, in Macedonia. Non so bene cosa sia accaduto, ma da quel viaggio è come se non fossi più tornato e, come dire, questo ha cambiato il mio approccio alla fotografia.

Ci parli del tuo progetto 32×32? Com’è nato e perché sentivi il bisogno di raccontare la vita di due persone in 32 mq, da qui il titolo, giusto?
Già, questo lavoro nasce all’interno di un workshop tenuto da Mario Cresci a Bari. Mi sono soffermato sulla storia di una coppia di ragazzi che dividono un monolocale di trentadue metri quadri: Giovanni e Molly, 24 anni, studente di lettere lui, di economia lei. Ho cercato di raccontare i protagonisti attraverso una serie di particolari, tessere di un mosaico (che riguardano i loro spazi, i loro oggetti, abitudini, debolezze, interessi…) le quali viste nel loro insieme formano una rappresentazione completa dei soggetti e del loro universo.
Ho volutamente evitato di mostrare i due ragazzi in un ritratto che li raffiguri integralmente e in maniera riconoscibile, perché questa non è solo la storia di Giovanni e Molly, ma quella di molti ragazzi, loro coetanei, alle prese con le difficoltà del mondo d’oggi. Per rafforzare l’idea di coppia ho utilizzato il dittico come forma di rappresentazione fotografica.

Il mio preferito però è il tuo progetto intitolato Pausa, fotografie scattate sul posto di lavoro, mi piace molto anche il titolo e la sua descrizione, hai usato la parola “sospensione” ed è come se i soggetti fotografati fossero sospesi in un momento indefinito, da cosa sei partito per realizzare questo progetto, hai trovato disponibilità tra i colleghi?
Questo progetto è ambientato nell’azienda in cui lavoro e ne descrive uno dei momenti della giornata, un diritto imprescindibile di ogni lavoratore. La forma utilizzata è quella del dittico, che permette di creare un gioco ambiente-individuo ritraendo, nella prima foto, il posto di lavoro abbandonato e, nella seconda, il lavoratore colto durante la pausa. Il tentativo è di documentare la realtà lavorativa che mi circonda e che riflette uno scorcio dell’Italia contemporanea.
Perché la pausa. Perché è l’unico momento in cui il lavoratore, costretto alla sua mansione per tutte le ore di lavoro, riesce a sentirsi libero da ogni ordine, non soggetto alla supervisione di nessuno.

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Quanto tempo hai impiegato per terminarlo?
Il lavoro è durato un anno e mezzo. L’approccio è stato lento e graduale, perché avevo bisogno di instaurare una sorta di complicità con ogni soggetto ritratto, per fare questo ho fatto coincidere il mio momento di pausa con quello di ognuno di loro ed ho scelto di scattare una singola immagine per ognuno di loro, in analogico, perché ti costringe a pensare a quello scatto come unico ed irripetibile, oltre a dare un’idea di dilatazione del tempo in una “pausa” che è di soli dieci minuti.

Ami molto scattare foto del tuo territorio, qual è lo scopo delle tue ricerche, cosa cerchi di raccontare nei tuoi scatti, la motivazione che ti spinge a viaggiare per 200 km di costa pugliese in cerca di un cambiamento paesaggistico?
Mi piace lavorare sul territorio, credo che il mio interesse derivi dal fatto che sono stato lontano dalla mia terra, per studio e lavoro, per vent’anni. Quando sono tornato in Puglia, in maniera stabile, mi sono confrontato con un territorio che ai miei occhi, appariva molto diverso da quello che ricordavo. La voglia è quella di riuscire a raccontare i luoghi che mi circondano partendo sempre dagli interrogativi che mi pongono.

C’è qualcosa che ami fare oltre la fotografia? I tuoi hobby, le tue ricerche personali.
Mi piace molto lo sport, soprattutto quello praticato all’aria aperta e in compagnia del mio inseparabile cane.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Qualche sogno ancora da realizzare?
C’è un libro in cantiere con alcuni amici, ma per scaramanzia preferisco non parlarne!

L’intervista è finita, consigliaci un fotografo, un artista, un brano che ascolti sempre e un film.
Un fotografo… ce ne sarebbero tanti da consigliare, ma diciamo il mio preferito, in questo momento, è Alec Soth. Un artista che mi affascina: Hopper. Un brano sempre in loop ( ovviamente in questo momento ): Di Domenica dei Subsonica. Un film: Frankestein Junior, lo adoro!

Ringraziamo Antonio per la disponibilità, qui il link al suo sito personale.

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Giuliana Massaro

Giuliana Massaro, 26 anni, studentessa di lettere moderne da un po', lunatica da sempre. Penso troppo, parlo poco, faccio foto.

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