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Il respiro cinematografico nelle pellicole di Toby...

Il respiro cinematografico nelle pellicole di Toby Harvard


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“Sono stato attratto dall’imprevedibilità della pellicola: quella luce, le doppie esposizioni e quelle macchie polverose; cose che non è possibile ottenere in foto digitali”.

Sono proprio le pellicole di Toby Harvard che oggi voglio presentarvi; un fotografo londinese che approda a questo mondo dopo aver, per tanti anni, lavorato nel campo della pubblicità e realizzazione di videoclip musicali come storyteller; la fotografia gli ha donato quel maggiore senso di composizione e di armonia visiva.

Le sue fotografie sono “istantanee libere”, scatti non pianificati – che rendono tutto molto più interessante – del mondo in cui è immerso, di volti, luoghi, a tratti anche di sensazioni, di momenti.

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Come avvolte da una morbida patina di malinconia, le sue immagini regalano la sensazione allo spettatore di essere accompagnato in un tempo differente dal nostro. I suoi scatti sono ricchi di dettagli seppur apparentemente non sembra essere così, vi è una forte presenza della vivacità del colore, della narrazione. Toby non ha mai studiato fotografia e non si è mai formato in maniera accademica in questo settore, ha da sempre dato spazio alla sperimentazione, alla voglia di raccontare e di rendere “per sempre” uno sguardo, un sorriso, un momento o luogo, o magari tutti questi fattori insieme, in un’unica immagine.

Come ogni artista che si rispetti, anche lui nasconde dentro sé qualcosa di inquietante, irrisolto o comunque non chiaro: è ben evidente che nella maggior parte dei suoi lavori ritrae i soggetti di spalle; tutto ciò nasce da un sogno ricorrente che vede protagonista un uomo che vede sempre e solo di spalle. Da qui nascono queste inquadrature, come un voler rielaborale qualcosa di misterioso, di non comprensibile. È anche un modo per regalare allo spettatore la possibilità di immaginare un volto, una storia, una persona.

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Il suo è un modo spontaneo di fare fotografia, di raccontare; un po’ un reportage di strada, di vita, un catturare le espressioni delle persone ottenendo un risultato affascinante perché non previsto, non predisposto.

Un’ambientazione dal sapore cinematografico.

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Claudia Tornatore

Sognatrice, a tratti poggio i piedi sulla terra e ogni tanto salgo sulla luna. Laureata in scienze umanistiche, considero l’arte il fulcro della (mia) vita. La mia tesi? Arteterapia. Scrivo di fotografia, mi diletto con essa : è nella mia vita da che ho memoria, in fasi e forme differenti. Amo il colore, il tè nero, gli incontri inaspettati, i sorrisi, la voglia di cimentarsi in cose nuove e la mia bellissima Sicilia.

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