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La Pils, questa sconosciuta

La Pils, questa sconosciuta


Eppure ho un passato da scontare anche io. Ma siamo stati tutti un po’ più giovani di così, no? (non badateci, ho recentemente passato la soglia dei venticinque, che di per sé non mi ha fatto troppo effetto, fino all’entrata ad una mostra di fotografia con biglietto ridotto under 26… che cercare di capire se erano da intendersi inclusi od esclusi una minima tristezza te la crea…). Litri di birra gelata industriale ne ho bevuti tanti anche io, dai fustini scoppiettanti delle incantate feste adolescenziali , alle birre da discount con la borsa termica sul bagnasciuga del litorale romano, agli “aperitivi” al baretto di zona per due spicci in modalità “sad hour” – ovvero bevi solo rigorosamente a stomaco vuoto, e male.

Ma poi è finita la teen age prima, poi i mezzi venti, e forse l’invecchiamento ha portato un po’ più di saggezza e consapevolezza. E a gran sursprise oggi parliamo proprio delle birre che tutti (ri)conoscono come “birra per eccellenza” (bionda e gelata) in versione becera da industria, ma di cui pochi conoscono le origini e l’apporto rivoluzionario: sto parlando della (VERA) PILS.

La Pils è la più classica delle birre a bassa fermentazione, la prima birra in assoluto ad avere un colore giallo dorato, “chiaro” per antonomasia. In realtà c’è da meravigliarsi se ci immaginiamo secoli di tradizioni birraie legate allo stile, perché la prima Pils – la Pilsner Urquell – è stata prodotta così recentemente da avere addirittura una data di nascita: 11 Novembre 1842. Se pensiamo che precedentemente le birre ad essere consumate erano scure, al limite ambrate come le Pale Ale, ci sarebbe quasi da sconvolgerci. In realtà i processi di maltazione dell’orzo sono andati progressivamente migliorando nel tempo, rendendo possibile una essicazione a basse temperature che non tostasse il chicco e rendesse la birra sempre più chiara.

La Pilsner Urquell (“fonte originaria”) della città di Plzeň in Repubblica Ceca, è dunque stata una birra altamente innovativa, tale da rivoluzionare il futuro di questa bevanda in maniera estrema. Ben meno conosciuti però sono il suo creatore, il birraio Joseph Groll, e la mitologica figura di un monaco viandante artefice della consegna al birrificio un lievito Bavarian Lager portato dalla Germania. Assieme ad esso altri tre furono gli elementi storici di questa creazione: L’orzo distico di Moravia, di qualità eccellente e universalmente considerato il migliore per l’attività birraia; il Luppolo Saaz, appartenente alla famiglia dei luppoli rossi e originario della città di Zatec, ritenuto allora tra i migliori luppoli al mondo; L’acqua particolarmente dolce della zona, indispensabile per apportarne il profilo organolettico e il colore chiaro.

Non stupisce che l’immagine particolarmente accattivante della Pils, insieme alla comparsa di contenitori e bicchieri in vetro che da metà dell’ ‘800 stavano via via sostituendo quelli in pietra, legno e metallo, fu quella prescelta dall’industria birraia mondiale per renderla al contempo birra di massa e bevanda popolare per eccellenza (fenomeno che ha colpito la stessa Urquell, oggi prodotta in Italia su licenza Peroni..).
Una buona Pils artigianale è, in realtà, un vero e proprio portento, ben lontana dai prodotti da scaffale a cui tutti siamo abituati. Eleganza e fragranza, assieme al delicato profilo maltato e ad un importante retrogusto amaro e rinfrescante la rendono una birra estremamente complessa nella sua semplicità, ben difficile da ricreare nella sostanza.

In Italia molti birrifici artigianali si stanno recentemente adoperando a produrre Pils con il comune intento di dare nuova dignità ad un genere interessantissimo, offuscato dalle produzioni della grande industria. Paladino di questo movimento è Agostino Arioli del Birrificio Italiano (Lurago Marinone, Como), tra i padri della birra artigianale italiana, che con la sua pluripremiata Tipopils ha praticamente rigenerato lo stile nel nostro paese. Per sua volontà e con l’intento di celebrare lo stile più famoso al mondo è nato anche un festival, il Pils Pride, di cui si è tenuta lo scorso 11 e 12 maggio la seconda edizione. La Tipopils non è rimasta difatti l’unica rappresentante di questo genere nel bel paese: ormai un classico è diventata la Via Emilia del Birrificio del Ducato, insieme alla Quinn dello storico birrificio Turbacci di Mentana. Tra gli altrettanto sorprendenti prodotti della realtà più e meno recente sono da annoverare, inoltre, la Grigna del Birrificio Lariano, la sempre più curata Madonna Pils del Birrificio Free Lions e la recentissima Pils del Birrificio Artigianale Veneziano, premiata con la medaglia d’oro al Rhex di Rimini lo scorso Febbraio. Un cenno particolare meritano gli amici del Birrone di Isola Vicentina, di cui la loro Brusca costituisce solo uno dei prodotti migliori, frutto della loro passione e competenza in questo pazzo mondo birraio, in cui troppo spesso si dimentica, presi dall’estro e la voglia di stupire, che “la bira se beve” al di là di tutto. Con la loro filosofia produttiva fatta di birre semplici e bevibili – ma allo stesso tempo estremamente complesse – si stanno affermando con merito tra le produzioni migliori in Italia.

Largo alla birra, dunque. Una (Buona) Pils.

 


Umberto Calabria

Umberto (JJ) Calabria - Jungle Juice Brewing, autistico della birra e ancora "homebrewer" della domenica. "Liutaio" del sabato pomeriggio se ci scappa. Laureato e lavoratore per errore il resto della settimana. Curioso come una scimmia, sempre.

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