A colpi di luce 2.0: Carmen Mitrotta


Questa settimana tocchiamo le sfere della Food Photography con Carmen Mitrotta. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Lecce, nel 2013 è tra i selezionati per la Mostra Confini 11 presso la Fabbrica del Vapore di Milano.

Ciao Carmen, sei nata a Grottaglie (Ta), vivi e lavori a Milano e in tutto questo tempo non mi è mai venuto in mente di proporti un’intervista. Visto il ritardo, approfondiremo le novità sul tuo lavoro. Per cominciare ci racconti chi sei?
Ciao Deianira, sono una timida e curiosa ragazza del Sud cresciuta con il profumo del mare. Fin da piccola mi sono data da fare costruendo giocattoli e piccole scenografie di cartone per le mie bambole. Una volta compreso che con i colori si può creare un mondo parallelo e fantastico, ho deciso di studiare restauro di opere pittoriche iscrivendomi al Liceo Artistico. Mi accorsi presto che non potevo stravolgere a mio piacimento l’opera da restaurare quindi decisi di terminare il liceo e iscrivermi al corso di Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, mi sembrava il più bizzarro e dinamico. In quel periodo ho iniziato a capire che la fotografia poteva essere più divertente del dipingere.

Come sei arrivata alla macchina fotografica?
La prima macchina fotografica è stata un regalo di mio nonno, era una fantastica Canon AE1. Era metallica e pesante, mi sentivo affascinata dalla sua bellezza ma non avevo ben capito come funzionasse quindi mi sono iscritta a un piccolo circolo fotografico (quelli in cui tutti parlano e discutono animatamente sul perché non si può fare l’orizzonte storto). Dopo aver capito le basi ho abbandonato in breve tempo la ridente combriccola di “vecchietti”. Un periodo strano e affascinante, in cui l’unica certezza era la volontà di sperimentare. Più tardi decisi di partire per l’Erasmus alla scoperta dell’Europa dell’Est, in particolare Brnò. Brnò è una città molto lontana dal Sud Italia e anche molto fredda. E’ stata la scelta migliore, perché mi ha offerto la possibilità di studiare solo Fotografia sperimentale e apprendere nozioni fondamentali dalle persone che mi erano vicine in quella folle avventura. L’accademia di Brnò è situata in una ex-macelleria e l’edificio è davvero affascinante. Trascorrevo le mie giornate in camera oscura a sperimentare le tecniche di Man Ray. Ero affamata di sapere, sazia della storia dell’arte, ed era giunto il momento di studiare la nascita della fotografia e dei suoi autori. Dopo la laurea mi sono trasferita a Milano, non ero entusiasta della città ma molto felice per la scuola a cui mi ero iscritta. Da qui, la mia vita è nuovamente cambiata, pronta per dedicarmi solo a ciò che mi faceva stare bene. Questa passione si è tradotta in lavoro, è stato naturale capire che tutto il mio percorso d’arte fosse parte integrante della mia fotografia. Sono molto sensibile ai colori e al loro equilibrio, metto in scena le mie storie, fantasie e pensieri, ripercorrendo i giochi che facevo da bambina.

Il tuo portfolio mostra una selezione di progetti ben strutturati e differenti tra loro. Sono interessata anche al tuo approccio alla Food Photography e vorrei raccontare il tuo stile. Da cosa nasce?
Il mio approccio al cibo nasce dal fatto che sono una buona forchetta. Sono nata in una famiglia di ristoratori e ho sempre gustato i sapori e i profumi del nostro paese. La mia fotografia di food si colloca in un limbo tra la fotografia d’arte e il voler descrivere pietanze tradizionali con nuove scelte estetiche.

Nel 2013 sei tra i selezionati di Polifemo, Mostra Confini 11 della Fabbrica del Vapore di Milano con DEATH FOODS FOR NEW WORLDS (Cosa mangeremo, ma soprattutto come mangeremo).
Cito, “La serie presenta dieci foto per dieci nature morte, reinterpretate attraverso nature nuove. Nessun piano caravaggesco, ma spazi minimi in cui esporre delle composizioni di prodotti da tavola, degli agglomerati culinari per nuove sperimentazioni sensoriali. Plastici, asciutti, alieni: cibi da guardare.” Come è nato il progetto?

E’ nato tutto per caso, con l’aiuto di una cara amica, Ermelinda Impellizari, che ha scelto di cambiare vita e diventare cuoca. Entrambe entusiaste di questo cambiamento abbiamo quindi collaborato per progettare una serie di ricette. Da qui il mio inizio e la passione per il food. Il tutto si è legato perfettamente in maniera semplice, tra l’uso dei colori offerti dalla natura e il bizzarro mix d’ingredienti. Non ero sicura di quello che stavo facendo ma è arrivato tutto spontaneamente.

Carmen Mitrotta

Non sono riuscita a deviare il discorso food, a causa della mia dipendenza dalle cose buone, quindi suggerisco il link ad alcune ricette che avete pubblicato nel 2013 su Essen-a taste-Magazine, in piena settimana del Salone del Mobile di Milano. Immagino sia indispensabile una cucina a portata di mano.
Sì è lo strumento indispensabile, è necessario avere una cucina nello stesso posto in cui si fotografa. Infine, non essere rigidi ma flessibili ad ogni avvenimento. Si sa che in cucina potrebbe capitare qualsiasi cosa. Per quanto riguarda le fotografie, Ermelinda Impellizari crea le ricette da rappresentare. Il concept, invece, nasce sempre da qualcosa di lontano dal cibo in sé, tutto parte da una sensazione che vogliamo trasmettere.

Le tue serie mostrano anche una selezione cromatica molto accurata, in alcuni casi traspare un approccio parallelo al design e alla grafica. E’ una mia impressione? E’ un’ottima traccia per distinguerti tra molti fotografi, e vorrei saperne di più.
Hai colto perfettamente la mia impronta, tutto ciò deriva dal mio percorso di studi e di vita. In particolare, l’approccio al design è legato alla conoscenza di un buon amico che se ne occupa per lavoro, e dal fatto che provo molto piacere nel vedere la luce che accarezza forme così ben studiate.

Carmen ti ringrazio per questa intervista. Ci consigli qualche libro sulla tua scrivania e un’artista che ti è stato d’ispirazione?
Amo rileggere “Le cosmicomiche” e “Il barone rampante” di Italo Calvino. Gli artisti, invece, il pittore Giorgio De Chirico e il fotografo Irving Penn.

Ringraziamo Carmen per questa intervista, vi suggeriamo un saltino sul suo sito www.mitrottacarmen.com.

Carmen Mitrotta

Carmen Mitrotta

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Carmen Mitrotta


Deianira Vitali

Da quando vivo a Roma, penso al cibo per buona parte della giornata. Abbandonati i cocktail serali, ho scoperto l'amore per lo Jagermeister. Il lavoro è solo una pausa tra le mie instancabili ricerche: arte, fotografia e grafica. E quando il sonno tarda ad arrivare, c'è sempre tempo per disegnare.

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