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Domenica in strada: Herbert Baglione

Domenica in strada: Herbert Baglione


Questa notte ho fatto un sogno: ero ad una festa in maschera con trombetta e coriandoli al seguito. Mi aggiravo tra gli invitati festosi con il mio vestito da astronauta, con la tuta bianca e con quell’enorme oblò sulla testa come Moby nel suo video “We are all made of stars”. Sì sembravo un astronano più che un astronauta, data la mia ormai nota dimensione, ma ero di sicuro la più figa in mezzo a tante cenerentole coi capelli bigodinati.
Non ho mangiato pesante ieri sera, semplicemente sto decidendo il travestimento giusto per carnevale, perché signori lo sapete che tra qualche giorno è carnevale? Il carnevale più bello è senza dubbio quello di Rio de Janeiro, gente in delirio, carri festosi e culi che parlano, un po’ come la nostra politica. Solo che il carnevale brasiliano dura un mese.
Restiamo in Brasile per oggi, mettiamo da parte il carnevale per un attimo e concentriamoci su un artista che qualche mese fa ci ha lasciato a bocca aperta con i suoi splendidi lavori per Outdoor 2011, il festival di street art organizzato da NUfactory nel quartiere romano Ostiense.
Sotto la nostra lente c’è oggi Herbert Baglione, nato a San Paolo nel 1977, uno dei nomi più conosciuti della street art made in brasil assieme a Os Gemeos, i fratelli pionieri.
Assieme a Alexander Cruz – Sesper, Felipe Yung – Flip, Flavio Samelo, Thaìs Beltrame e Walter Nomura – Tinho, Herbert Baglione ha fondato una crew di street artist, la Familia Baglione, con cui porta in giro un po’ di design. Illustrazione, wall painting a tele sono il pane quotidiano di un artista a tutto tondo, conosciuto soprattutto per i suoi lavori su grandi superfici, come sui tetti delle case, visibili solo dall’alto, dove campeggiano uomini e donne leggermente allungati, stiracchiati, provenienti da un immaginario surreale quasi esclusivamente in bianco e nero.
La fluidità del corpo e delle emozioni umane è il segno che contraddistingue le sue creature: Herbert Baglione passa da uno stile particolareggiato, minuzioso e raffinato molto vicino ai capolavori dell’Art Nouveau a una sperimentazione più greve, quasi mistica, senz’altro più profonda e indulgente verso una graffiante parodia dei rapporti umani.
Guardate le immagini che abbiamo selezionato per voi e vi renderete conto di quanta poesia cromatica esce fuori da questo fantastico capellone con la bomboletta nello zaino.
Ai post l’ardua sentenza! Buona domenica.

 


Zelda

Mi chiamano Zelda, come la principessa dei Nintendo, come Zelda Sayre Fitzgerald, come Beautiful Zelda della Bonzo Dog Doo-Dah Band. Sono alta quanto una mela della Val di Non, sono impertinente come i miei capelli e mi nutro di street art, quella roba di cui vi parlo la domenica quando avete il cervello quadrato e parlate di rigori e schedine. Non potrete fare a meno di me.

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