A colpi di luce 2.0: Anna Di Prospero


Anna Di Prospero è una fotografa che basa i suoi lavori, principalmente sugli autoritratti. Volevamo intervistarla da un po’.
Finalmente ci siamo decisi ed ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Anna, cercando informazioni su di te in giro per il web, leggo che il tuo primo progetto fotografico è stato Self- Portrait at home.
Come è cominciato questo progetto? E cosa rappresenta per te “la casa” ?
Ciao Alessandro,
ho iniziato la serie Self-portrait at home nel 2007, quando mi sono trasferita nella casa dove vivo tuttora a Sermoneta. Per tre anni non ho fatto altro che fotografarmi nella mia casa e questo mi ha aiutato a creare un legame con questo spazio che allora mi era totalmente sconosciuto.
Per me la casa rappresenta uno spazio dove dormo, vivo e lavoro.

Il tuo lavoro è quasi interamente basato sull’autoritratto. Ho sempre pensato che quando si fanno degli autoritratti, si è mossi anche da una forte considerazione di se e del proprio aspetto esteriore. Tu che rapporto hai con te stessa e che cos’è per te un autoritratto?
In tanti pensano che l’autoritratto sia solamente una forma vanesia del proprio essere e questo è un pregiudizio diffuso che, quasi sempre, influenza negativamente la visione di un lavoro, ancor prima di vederlo.
Molto spesso mi viene chiesto: “che genere di fotografie fai?” rispondo: “autoritratti” e la prima reazione è sempre di perplessità. Questo perché alcune persone credono che questo sia un genere troppo ricalcato e scontato, altri invece pensano “ecco un’altra ragazza annoiata che si compiace del proprio aspetto e trascorre il suo tempo a fotografarsi”.

Personalmente considero l’autoritratto qualcosa di molto più complesso e profondo.
È uno strumento per indagare i rapporti con se stessi e con gli altri, attraverso il quale si possono raggiungere maggiori consapevolezze. È una forma d’introspezione che richiede il coraggio di guardarsi dentro ed esternarne tutta una serie di emozioni. È una continua interrogazione e confessione con se stessi.

Ovviamente ci sono anche persone che si fotografano solamente perché sono ossessionate dal proprio aspetto e vogliono mostrare al mondo intero la loro bellezza. Rappresentato un tormento dei nostri tempi, l’irrefrenabile smania di apparire.

Anna di prospero: “I am here” e “With you”. Che tipo di carica emotiva c’è nell’uno e nell’altro progetto. Come ti senti quando scatti solo con te stessa? E quando scatti con amici e parenti?
Sono due approcci molto differenti.

Quando scatto da sola mi sento più libera e rilassata. Seguo i miei tempi e l’andamento è molto più imprevedibile. Posso scattare per soli 5 minuti o per 12 ore consecutive. Tutto è dettato dal momento ma cerco sempre di restare concentrata su ciò che sto cercando e voglio realizzare.

Quando scatto con un’altra persona, che sia un familiare o uno sconosciuto, do sempre la precedenza alle sue richieste ed esigenze. Deve sentirsi a suo agio perché l’immagine deve rappresentare anche se stesso. Per questo ogni scatto è sempre preceduto da lunghe chiacchierate dove decidiamo insieme dove e quando realizzare la foto, cosa indossare e come vogliamo impostare l’immagine. Queste semplici indicazioni ci aiutano a seguire una linea guida, anche se poi nel momento dello scatto qualcosa cambia sempre perché ci lasciamo trasportare dalle emozioni del momento.
Tutto questo processo, soprattutto ciò che precede lo scatto, mi sta regalando tantissimo non solo da un punto di vista fotografico ma soprattutto personale.

Nella serie con i tuoi familiari, è impossibile non notare la presenza di un riflesso. Caratteristica assente in tutti gli altri tuoi lavori. Posso chiederti il perché di questa aggiunta?
Volevo creare un effetto visivo di separazione, tra i soggetti delle foto e lo spettatore.

Tre anni a fotografare te stessa dentro casa, poi la scelta di uscire. E’ una scelta che aldilà dell’aspetto fotografico è coincisa con qualche evento particolare della tua vita?
No, mi ero semplicemente stancata di stare sempre a casa.

Le tue foto sono facilmente riconoscibili anche dai toni che mi fanno pensare a qualcosa di familiare ma allo stesso tempo a qualcosa di nostalgico. Ti senti una persona nostalgica? E se si, di cosa hai nostalgia?
Una volta ero molto più nostalgica, avevo nostalgia di tutto.
Oggi non mi manca quasi niente del passato. Sono felice e appagata dalle persone e situazioni che circondano la mia vita.

Nel 2012 mi sembra tu abbia accantonato (o quantomeno rallentato) la fase “self-portrait” per dedicarti al progetto Instinct (che trovo davvero meraviglioso). Ti va di spiegarci un po’ questo progetto?
In realtà è pieno di autoritratti anche questo progetto! (:
Instict è un lavoro nato spontaneamente, come una spinta interiore che mi ha portato a scattare fotografie senza ragionare sul loro significato. L’intero lavoro si è fatto da solo, io sono stata solo il tramite.
Dopo alcuni mesi passati a scattare liberamente e inconsciamente, ho realizzato il motivo per il quale stavo realizzando questa serie e così anche il suo senso. In breve, considero questi scatti la trascrizione visiva di tracce intime della mia mente.

Tutte le immagini sono state scattate tra il 2011 e il 2012.
La maggior parte sono degli autoritratti e ritratti del mio ragazzo.
In ogni dittico, le immagini sulla destra sono state create da me digitalmente, utilizzando diverse fotografie di acqua, nuvole, fiori, erba, rocce, polvere e terra.

Ringraziamo Anna per averci dedicato il suo tempo e vi invitiamo a dare un’occhiata al suo sito: http://www.annadiprospero.com/home.htm


Alessandro Rossi

Alessandro Rossi, fondatore di organiconcrete e pseudo studente di Ingegneria Edile-Architettura presso "La Sapienza" di Roma. Ossessionato dai buchi temporali, dall'eta adolescenziale, dal trascorrere del tempo, dai rapporti umani e dall'arte. Irrimediabilmente fesso.


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