A colpi di luce 2.0: Chiara Gini


Chiara ha un gusto forte ma allo stesso tempo difficile da cogliere. Dopo aver visto una sua foto potresti dire “ah, ho capito il genere”, poi ne guardi un’ altra e dici “no, non avevo capito, interessante però!” e alla terza ti arrendi, e ne guardi ancora, una per una, senza cercare di prevedere nulla..

Ciao Chiara. Inizia a spiegarci concretamente perché continui a fotografare.
Continuo perché non posso smettere.
Ogni mio istante serve ad incanalare informazioni per creare nuove foto. Per tutto il giorno non penso ad altro. Ogni battito di ciglia è una foto. Sono guidata da una forza maggiore, ormai non riguarda nemmeno più me stessa..

Mi sembra un gusto forte il tuo; mi sembra che le tue foto abbiano l’ intento di colpire e quasi di disturbare, di far nascere dubbi senza suggerire alcuna risposta. Può essere?
Una gallerista mentre visionava il mio lavoro ha detto che nelle foto c’era una sorta di bipolarità, bene e male, dolcezza e crudeltà. Ha aggiunto che secondo lei erano due lati di me stessa, alla base c’erano due caratteriali opposti.
Io adoro il macabro, il bizzarro, la psiche umana e l’oscuro in genere.
Ma adoro anche i contrasti, i toni pacati e poetici e la sperimentazione più brutale.

In base alla domanda precedente, quanto è importante nel tuo lavoro la bellezza? E cosa credi che sia?
Mi sono interrogata spesso su cosa sia per me la bellezza. Credo che debba essere qualcosa di sconvolgente da lasciarti senza parole. Che ti faccia dire “mi inquieta..ma non riesco a smettere di guardarlo” ti deve rendere impotente.
È qualcosa che non ti aspetti, che ti stordisce e ti fa innamorare.
La bellezza per me non esiste, c’è solo la meraviglia.

A prima vista mi verrebbe da dire che, da un punto di vista estetico, ti piace variare. Sbaglio?
Io mio annoio molto facilmente e non riesco ad agire sempre nello stesso modo. Il mio lavoro visivamente si divide più in periodi che altro. In fissazioni infantili.. non in concetti o vere e proprie serie. Devo variare, sperimentare, mettere tutto in subbuglio. Poi c’è da dire che sono circa due anni che scatto, ma solo da quest’anno lo sto facendo più spesso, ed è anche per questo che sono in perenne cambiamento.

Definiresti la tua fotografia “concettuale”? Intendo dire: c’è un concetto dietro alle foto che scatti o si tratta di semplice suggestione immotivata?
Tutti tendono a dare i significati più disparati alle mie foto..ma molto spesso non ne hanno. Quello che cerco di creare quando lavoro è semplicemente uno scatto che visivamente sia ben composto, originale e che i vestiti, la scenografia e i movimenti della modella siano ben amalgamati. Cerco una sorta di perfezione visiva.

Ora, finalmente, raccontaci qualcosa di te.. chi sei?
Ciao mi chiamo Chiara e ho ventidue anni. Vivo a Vinci (FI) nel paese di Leonardo, tra vigne, laghi e campi di papaveri. Sono cresciuta in totale libertà, come una selvaggia. A dieci anni mi lanciavo dalle montagnole di terra di due metri, costruivo basi spaziali con i massi e spazzatura varia e costruivo rifugi perché volevo vivere da sola. Poi c’è stato un punto di rottura e fino ai diciotto anni non ho passato momenti sereni. Sono da sempre stata interessata all’arte. Scrivevo, disegnavo, suonavo.. ma niente di tutto questo mi interessava davvero. Poi vidi un immagine e mi dissi che sarei riuscita a riprodurla anch’io e da quel momento è iniziata la mia ossessione per la fotografia.
Essere autodidatti è difficile e ci vuole molto tempo.. ma non c’è mai stato un momento in cui ho pensato di smettere, anche perché ho capito che le mie priorità non erano essere una maestra di macchine fotografiche e tecniche varie, ma semplicemente perfezionarmi nel mio lavoro fino a raggiungere i miei obbiettivi. Tutt’ora io non mi considero fotografa, per odio la fotografia classica e tutte le gare a chi ha la macchina più grossa, e sono fiera di esserne totalmente ignorante.

E le tue modelle chi sono? All’ inizio, non so perché, ero convinta si trattasse di autoritratti. A chi chiedi di posare per te? Quanta distanza lasci tra te e loro nel momento dello scatto?
In effetti è possibile che ti sembrassero autoscatti, la mia prima modella (che tuttora posa per me) è la ragazza che vedi di più negli scatti, è una trasformista. Io e Valeria ci conosciamo da sempre, i nostri nonni erano cugini e abitiamo nella stessa strada. Siamo come sorelle e abbiamo sempre condiviso tutto insieme, conoscendoci così bene è facile lavorare insieme. Io so quanto può darmi lei, e lei sa cosa voglio io.
È raro che chieda di posare a qualcuno, queste persone mi devono proprio meravigliare guardandole..mi devono ispirare istantaneamente, altrimenti niente.
Parlando di distanza, dipende quale intendi. Io sono una persona molto socievole e tratto tutti con confidenza da subito, e mi piace che i modelli mi parlino di quello che si aspettano e di quello che gli piace, penso che serva a rendere lo scatto più credibile.
E la distanza emotiva.. è inesistente, tutti sprofondiamo nei mondi che mi invento..quando sei circondato da fumogeni gialli, muschio e larghi vestiti, pensi di essere davvero in una favola.

Ringrazio Chiara per le risposte (che, devo dire, mi hanno lasciata molto soddisfatta) e vi indirizzo alla sua pagina facebook:  http://www.facebook.com/Chiaraginifotografie?fref=ts


Giulia Bersani

Sognatrice irrimediabile con il vizio della fotografia


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