READING

A colpi di matita 2.0: Simone Massoni

A colpi di matita 2.0: Simone Massoni


Descriviti con un “tweet” (140 caratteri).
Visual designer, illustrator, grande Antani d’Oriente. Speaking and spreading love mostly for illustration. From Florence, sunny Italy.

Come hai imparato a “disegnare”?
A dire il vero non me lo ricordo bene, nel senso che disegno da sempre. A un certo punto della vita ho anche frequentato l’Accademia di Belle Arti, ma non è esattamente lì che ho imparato.

24 ore, qual è la TUA ora e perché?
Qualsiasi ora in cui posso staccare e concentrare tutto il mio io sulle mie idee. A volte posso la mattina, a volte la notte, dipende dal giorno e dagli impegni.

Immagina un foglio bianco, qual è il processo creativo che segui?
Il processo varia di volta in volta, e soprattutto dipende molto dal tipo di progetto che devo affrontare. A volte arrivo al foglio con l’idea di quello che voglio realizzare già nitida in mente, dopo averla maturata nei giorni precedenti.
Altre volte il foglio è il primo passo verso la creazione dell’idea finale e allora lo uso in maniera, diciamo, canonica: schizzando, cancellando, correggendo fino a che non arrivo a una soluzione che mi soddisfi.

Solitamente disegni prima su carta oppure elabori tutto direttamente su pc?
Anche in questo caso dipende molto da dove mi trovo, da che mezzi ho a disposizione, e soprattutto dal tipo di approccio che il progetto richiede. Recentemente ho dovuto lavorare lontano dal mio studio con delle difficoltà enormi per fare le scansioni, il risultato è che ho illustrato il mio primo libro completamente in digitale saltando il passaggio di ripasso a china delle immagini.

Momento marzullesco: fatti una domanda e datti una risposta
– Che domanda ti faresti se ti chiedessero di farti una domanda e darti una risposta? –
– Non saprei proprio! –

Un illustratore che ci consigli di tener d’occhio?
La domanda implica che questo illustratore non è ancora famoso a livello globale, osannato e con seicentomila follower sui vari social?
Bene, allora prendete tutti e due gli occhi e incollateli su Matteo Berton, fra meno di un anno potrete dire che voi già lo conoscevate prima che diventasse il mito che sarà.

Final bonus question: Le tue illustrazioni hanno un non so chè di antico, come un ricordo, un racconto…
Osservandole e immaginandole appese al muro della mia cameretta, mi sembra di rivivere gli anni delle pin up, con i costumi interi e lo sguardo ammiccante. Una scelta vincente a mio avviso…ma da cosa nasce?
Come suggerisci nella domanda anche su di me le pin-up hanno sempre avuto un forte ascendente e in tutte quelle illustrazioni in cui c’è bisogno di un character, le pin up la spuntano sempre su altri tipi di personaggio.
Trovo affascinante che siano provocanti senza per forza essere volgari, un po’ come una mia amica che per dire che una cosa era fatta male, anzi malissimo, sentenziava:”questa cosa è proprio fatta a pene di segugio” (non serve la traduzione in linguaggio emo-punk da strada, vero?)
Oltretutto la pin-up è un linguaggio universale che attira attenzione. Alcuni dei miei progetti hanno molto più da dire di quanto possa sembrare a una fugace e distratta occhiata, ma hanno bisogno di sgomitare in un oceano di mille altri progetti altrettanto interessanti. Per farlo perchè non servirsi qua e là della strizzatina d’occhio di un’avvenente valletta?
Ringraziamo Simone per la sua disponibilità e vi invitiamo a visistare il suo sito: http://www.sketchthisout.com/


Marta Latini

Mi chiamo mARTa e nel mio nome è racchiusa una parte del mio mondo...amo la danza, il design, l'architettura, la pittura, il didò e adoro le bambole di pezza; ma non sono nè una ballerina, nè un ingegnere, nè un architetto, nè una pittrice, nè tantomeno una scultrice...


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *