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A colpi di luce: Alessandro Ruggieri

A colpi di luce: Alessandro Ruggieri


Amo questa intervista perché è super spontanea.
Ho notato Alessandro la prima volta l’ anno scorso, andando a caccia di foto per la Flickr selection. Me l’ ha poi fatto tornare in mente Kristina Babusci quando nell’ intervista ci ha consigliato di tenerlo d’ occhio; così ho fatto, e ora finalmente mi sono tolta qualche curiosità.

Inizio dicendo che sono una golosa e che le tue foto mi piacciono nel modo in cui mi piacciono le caramelle; hanno un qualcosa di moralmente sbagliato, ma sono troppo sfiziose, ognuna a modo suo, per non attrarre. A te piacciono le caramelle?
Le caramelle non è che mi fanno impazzire,, tipo se intendi se sono goloso in generale,, non troppo di dolci, mi piacciono ma preferisco il salato,, a te piacciono tanto le caramelle o era così per dire? è un complimento carino comunque,, cioè che ti piacciono le mie foto e una tira l’altra anche se senti che c’è qualcosa di sbagliato ;),, io più che altro ho questa sensazione con le patatine triangolari “tortilla chips”, in particolare quelle classiche del sainsbury’s che è un supermercato inglese,,tortilla chips a rota; ))

Sì che mi piacciono tanto davvero! Se no non l’ avrei detto.. Ora fermiamoci al termine che ho usato, forse inappropriatamente, di “moralmente sbagliato”. Fotografi un po’ di tutto senza farti problemi. Di sicuro a volte butti un occhio critico (o solo curioso?) sulla società. Condanni o deridi?
Boh!? In realtà vorrei fotografare molto di più molti più soggetti e temi,, ma non è sempre consentito e adeguato mettersi a fotografare. Si diciamo sono sia molto curioso che molto critico in generale come persona. Però non sento che le mie foto condannino o deridano,, almeno non sono quelli i miei intenti,, al limite ridiamo più che derido,, cioè sicuramente mi piace inserire un elemento di umorismo nelle mie foto ma non sono battute pesanti,, che tendano a deridere qualcosa o qualcuno,, cioè cerco di essere un po’ simpatico come nella vita di tutti i giorni,, non faccio satira o giudizi etc ;)

 Altre volte invece sembra che tu ritragga un altro universo. Allora sono confusa; quanto sei con i piedi a terra?
Credo tu colga proprio bene la cosa! Credo che io sia abbastanza ambivalente da questo punto vista ed è una ficata che tu senza conoscermi lo percepisca dalle mie immagini. Vuol dire che in qualche modo le immagini funzionano a trasmettere la mia identità. Ambivalente nel senso che per carattere, personalità, attività che ho svolto e svolgo nella mia vita sono abbastanza diviso tra un approccio molto razionale e pratico alla realtà e l’attrazione per ciò che è opposto alla razionalità, istinti, sentimenti, inspiegabile etc.
Ho fatto studi e mi sono occupato di cose extra artistiche ma poi la mia testa andava sempre da quella parte,, lavorare senza uno schema fare uscire cose da dentro attraverso mezzi espressivi etc.
Ovviamente penso che le due cose siano collegate, che l’attrazione per ciò che è irrazionale, misterioso, indefinito e indefinibile venga come reazione alla razionalità a cui tendo troppo a volte e che a volte mi annoia.
Nelle foto questo si traduce con passaggi tra sfere differenti, che a volte si combinano, entrano in dialogo, interagiscono,, ma questo è quello che succede nella mia vita e nella mia testa normalmente per tutte le altre cose,, e credo che sia qualcosa che succede nella testa di tutti,, che siamo esseri con tante dimensioni e vorrei mantenerle in vita tutte.
E il fatto che io capisca tutto questo, che riesca a gestire in qualche modo questa ambivalenza forse vuol dire che sono abbastanza con i piedi per terra credo.

Alcune tue foto sono poetiche e bellissime, ma altre proprio no. Parlaci del tuo rapporto con il brutto.
In generale diciamo che ok esistono canoni che in un dato periodo definiscono cosa è bello e brutto nel senso comune. Ma questi canoni sono sia soggetti a cambiamenti nel tempo sia in qualche grado soggettivi. Poi diciamo che bello e brutto non sono dei contenitori a tenuta stagna,, a volte elementi canonicamente considerati brutti interagiscono con altri canonicamente belli. Il brutto, l’oscuro nell’arte ci sono sempre stati, sono parte di noi e della realtà e molte opere considerate belle hanno dentro di se elementi di bruttezza, discordanti etc. questo succede in tantissimi campi artistici/espressivi ma anche nella vita in generale in tanti aspetti contribuendo a creare situazioni più interessanti e stimolanti di ciò che è bello e basta. Tornando a noi, alla fotografia penso che l’interazione tra elementi belli e brutti, razionali ed irrazionali e in generale il concetto stesso di interazione tra cose diverse arricchisca il proprio discorso artistico. Sia considerando un immagine singola che considerando il mio discorso fotografico in generale mi viene naturale includere elementi di bruttezza perché sono parte di me e di cosa mi circonda.
In generale poi credo che questa azione di commistione tra bello e brutto contribuisca a ridefinire i due concetti stessi,,nel senso che la fotografia in generale interagisce con questi concetti contribuendo alla ridefinizione all’evoluzione degli stessi nell’immaginario collettivo. Ed è importante fare ciò mantenere in vita in evoluzione l’immaginario collettivo sfidarlo contribuire a crearlo etc. cioè è una cosa che succede mentre si fa fotografia anche se non è che ci penso mentre scatto foto. Mentre faccio foto ragiono in termini molto più soggettivi e la bruttezza entra nelle foto perché in qualche misura come dicevo mi attrae o mi rappresenta: quello che fotografo ha spesso a che fare con cose che mi attraggono, che ritengo peculiari, caratteristiche e/o che possano rappresentarmi in qualche modo verso l’esterno; le cose sono collegate ovviamente: se qualcosa ti attrae significa che ha a che fare in qualche modo con la tua mente, con il tuo modo di vedere selezionare la realtà e il tuo modo di usarla per rappresentarti verso l’esterno etc.. Se insomma qualcosa che vedo incontra in qualche modo questi criteri diventerà una mia fotografia indipendentemente dal fatto che incontri o meno canoni estetici di bellezza o bruttezza.
Di solito sono attratto da immagini (contenuti, soggetti, composizioni) o da stili che hanno caratteristiche ambigue. Sono più complesse, più interessanti permettono una qualche forma di dialogo interazione anche non verbale dentro di noi etc. Quando poi mi ritrovo a scattare queste idee ritornano naturalmente, senza pensarci a priori, influenzando quello che faccio.

Adesso spiegami i parallelismi tra le varie tue fotografie. Li trovi dopo o li vai a cercare? Quanto lavoro sta nella fase di scatto e quanto in quella di editing?
L’idea per associare le foto può venire in vari modi, momenti. A volte quando scatto una foto subito si collega dentro la testa con qualcosa che ho già scattato o vorrei scattare. A volte le foto le associo mentre riguardo quello che ho scattato in un certo periodo e mi saltano all’occhio collegamenti; altre volte ancora mesi dopo o guardando le foto che ho messo sul blog, certe immagini mi saltano all’occhio come possibili dittici o composizioni di più immagini o serie. L’idea è sempre creare un’associazione che porti un elemento nuovo più forte delle singole immagini prese di per se.
Alcune foto che inserisco qui possono valere come esempi sia per questa domanda che sulla prossima su come scelgo i titoli: tipo in quel dittico che ho intitolato “bondage” i due soggetti erano fisicamente uno di fronte all’altro vicino ad un aereoporto. Li ho fotografati uno di seguito all’altro e già coglievo similitudine, poi riguardando le foto li avevo già vicini e filo spinato e soffocamento mi è venuto subito “bondage” nella testa.
Può capitare che foto proprio perché scattate nello stesso periodo abbiano una stessa atmosfera e quindi si accostino bene, ma altre volte come dicevo avviene molto tempo dopo e magari le immagini vengono da contesti e periodi diversi; ma la nostra testa è la stessa e immagino ci siano dei pattern, delle logiche, delle strutture che si ripetono.

Bondage

Ecco, appunto.. e i titoli? Li scegli a caso o credi siano una parte inscindibile della foto?
Anche la scelta dei titoli può avvenire in diversi modi; spesso vengono abbastanza al volo guardando la foto e diventano parte del lavoro stesso. Il discorso è simile a quanto detto finora nelle altre domande e gira intorno al concetto di interazione tra cose che abbiamo dentro la testa e si incontrano in un flash. A volte i titoli hanno un collegamento con la foto più o meno stretto a volte no ma in qualche modo interagiscono bene con l’immagine. Ha a che fare con quello che dicevamo prima parlando di interazione in generale e di interazione tra razionale e irrazionale. L’interazione tra mezzi espressivi diversi mi interessa; inoltre le parole rappresentano un approccio espressivo in qualche modo più razionale dell’immagine pura: con le parole si offre un ponte accessibile per l’interpretazione del mood dell’immagine. Quello che faccio è un discorso  su quello che vivo, sento e vedo e decido di fermare e condividere utilizzando i mezzi espressivi diversi.
Le parole sono sempre state un elemento importante in quello che faccio. Per un periodo dipingevo e il testo finiva spesso anche nei quadri e disegni che facevo. Una cosa simpatica è che invece quando suono non sono mai riuscito a cacciare fuori un testo per le canzoni che possa reputare decente,,, sarà che tutte le ispirazioni di testo che mi vengono sono frasi spezzate o parole frammentarie singole. I testi di canzoni che mi piacciono mantengono un certo equilibrio tra narrazione e poesia più astratta che non riesco a riprodurre. Sono sempre o molto logico o del tutto illogico e frammentario quando uso il testo e questo non si addice alla mia idea di testo musicale,, ma in qualche modo funziona per titoli etc.
Non riesco a lavorare con il testo in modo più articolato con versi etc che combacino con le ritmiche etc. Eppure i testi delle canzoni hanno un forte impatto su di me/sul mio gusto musicale. E spesso i titoli che scelgo sono frasi di canzoni che si ripetono dentro la mia testa e poi certe immagini finiscono per combaciare.
Ad esempio per “colder war” il titolo viene da una mia proto canzone in cui ripetevo “so let’s start a war I’ll call it colder war”. Era una frase che mi ripetevo dentro la testa da un po’ e parla di una guerra più fredda della guerra fredda. Una guerra non solo fatta senza armi da fuoco ma fatta da due persone che non si parlano. Guardavo le foto del dittico in questione con questa frase in testa ed è venuto naturale associare le due cose.
A volte mi vengono frasi in testa ispirate da foto che ho fatto o che vorrei fare. Così a volte anche sono in cerca di specifiche immagini che dovranno combaciare a frasi che ho già in mente.
Sia titoli che associazioni che molte delle foto stesse vengono in testa come vengono le idee in generale credo. Molte delle idee che abbiamo sono ricombinazioni. Ci sono immagini e concetti che stanno nella nostra testa e che fanno parte in qualche modo della nostra vita e ad un certo punto si associano.

Colder War

Ora basta, svelaci chi sei. Raccontaci che impressione avremmo incontrandoti per strada.
Non so che impressione potrei dare per strada,, boh forse un barbone certe volte ;) ;/ che magari sta fotografando qualcosa di insignificante. Credo in generale l’aggettivo “assorto” potrebbe andare,, ho appena ricercato sul dizionario la definizione per conferma e direi che può andare: intento a qualcosa e quindi assente dal resto.
http://www.youtube.com/watch?v=hyJhep67py8

Ringrazio tanto Alessandro per aver partecipato con entusiasmo, e invito caldamente tutti i golosi a passare qualche minuto tra le sue foto: http://www.flickr.com/photos/use-less-useless-words/


Giulia Bersani

Sognatrice irrimediabile con il vizio della fotografia


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